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La ricerca sul self publishing in Italia arriva a Tempo di Libri

 

tempo di libri

Sabato 22 Aprile ero a Tempo di Libri, per presentare i primi dati della ricerca sul self publishing in Italia avviata da SELFPQ16in collaborazione con Extravergine d’autore.

Qui puoi leggere i dati illustrati da Assunta Nunzia D’Aquale, mentre qui il racconto dell’incontro e alcune significative considerazioni su come si stia sviluppando l’editoria indipendente in Italia.

Tempo di Libri - Chi sono gli autori indie?

Dati e riflessioni per mettere insieme le parti di un fenomeno in crescita ma che ancora stenta ad essere riconosciuto con serietà, in particolare dai lettori forti.

E tu c’eri a Tempo di Libri? Scrivilo nei commenti!

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1 Commento

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La crescita del self publishing

L’autoproduzione editoriale è in crescita e aumenterà il bisogno di figure professionali del settore. In questa intervista, per il podcast di Carmen Laterza, ne parlo insieme a Assunta D’aquale.SP_048

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Le opportunità nel self publishing

LE NTERVISTE

Quali opportunità offre l’editoria indipendente? Ne parlo qui, insieme a Michele Amitrani nel suo podcast CrediCrea. Buon ascolto 🙂

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Vendere il tuo romanzo self in libreria: si può?

(prima parte) Nel Self Publishing esistono dei modi per far circolare il tuo ebook, oltreché negli store on line, anche nelle librerie fisiche. Vediamoli insieme. 3 domande che (come me) ti stai fa…

Sorgente: Vendere il tuo romanzo self in libreria: si può?

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#SELFPQ16 L’incontro gratuito di formazione sul Self Publishing

 

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Che fai il 17 Giugno? Sì, è un Venerdì. 17. Lo so. Ma io non ci credo alle superstizioni anche se, nell’ordine, faccio tutte queste cose:

  • non passo sotto a una scala, manco se mi punti na pistola alla testa;
  • non attraverso la strada, se prima di me non passa la tizia o il tizio per beccarsi lui/lei la sfiga del gatto nero;
  • non metto il cappello sul letto (perché? Ah non ne ho idea!);
  • i soldi sul letto neanche, ma perché mi fanno orrore per tutti i batteri che portano.

Bene, forse, quest’ultima è l’unica azione sensata che faccio tra tutte quelle elencate fino qui.

Ma non potrei andare subito al sodo e dirti il motivo di tanto girarci intorno? Naaaaaaa! Mi sto divertendo troppo 🙂

Però, hai ragione. Prima o poi dovrò dirtelo, no? E allora senti qua, anzi leggi giù.

Vieni a Roma!

Il 17 Giugno, vieni a Roma. Sì, lo so. È un caos sta città. Non dirlo a me che ci vivo! E ancora lo so, quando entri in un posto – un bar magari – pare che te fanno un favore a darti da bere o da mangiare (eppure stai pagando, cavolo!).

Ma non posso smettere di guardarla. E non mi stanca. Non mi stancano i tramonti, le luci all’alba, i silenzi notturni, i colori del centro, le passeggiate in un altro tempo, il profumo inebriante dei forni la mattina presto.

Insomma, Roma la ami e la odi insieme. Siamo onesti. Però non roviniamoci questo momento, elencando tutto quello che non c’è.

Adesso immagina.

Sei in una delle zone più belle della città. Ah no scusa, d’Italia 🙂 Sei a 10 minuti da Piazza del Popolo, in uno dei luoghi storici più importanti di Roma: Piazza Augusto Imperatore. Precisamente al numero 4.

Penserai “ma questa che dà i numeri? 17, poi 4. Mha!” Sì, ogni tanto mi succede ma non in questo post 😀

Ma cosa c’è il 17 Giugno a Roma, in Piazza Augusto Imperatore, 4?

 

Self Publishing Quality 2016 

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A Self Publishing Quality 2016  non puoi mancare. Perché? Intanto, perché è un incontro gratuito di formazione sul Self Publishing e poi perché 11 autori e professionisti del settore racconteranno:

  • le loro esperienze personali di successo nell’autopubblicazione;
  • le loro attività professionali;
  • le strategie di promozione editoriale;
  • i casi di studio;
  • tanti suggerimenti per migliorare il tuo ebook.

 

La ricerca

La sede è quella della FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l’evento nasce dal lavoro di ricerca condotto sul campo, per 2 anni, da Assunta D’Aquale per la sua tesi di Laurea Specialistica in Comunicazione Digitale e dal mio lavoro di tesi su Self Publishing e Social network per la Laurea Specialistica in Editoria Multimediale, entrambe discusse a La Sapienza di Roma.

Insomma qui si scherza ma quando vogliamo, facciamo i seri anzi le serie 😉

Gli obiettivi di #SELFPQ16

Lo scopo è quello di comprendere il motivo per cui gli scrittori, sia noti che emergenti, scelgono il Self Publishing rinunciando all’intermediazione delle case editrici. Una scelta non proprio “comoda” – e se l’hai fatto, sai di cosa sto parlando – perché implica la concentrazione di una serie di attività in una figura sola: quella dell’autore/autrice.

Sono azioni come la produzione e la promozione editoriale che, solitamente, spettano alle figure professionali che lavorano all’interno delle case editrici. E, spesso, chi scrive deve occuparsi anche di capire come funziona, ad esempio sul piano tecnico, una certa piattaforma e quali attività intraprendere, per incrementare la visibilità del proprio prodotto editoriale. Insomma, un lavoro non da poco!

#SELFPQ16 nasce, quindi, da 3 domande:

  1. Perché alcuni autori scelgono il Self Publishing, al posto della casa editrice?
  2. Quali sono i motivi per cui il fenomeno sta aumentando?
  3. Perché anche gli scrittori affermati usano questa modalità di pubblicazione, contemporaneamente a quella tradizionale?

La qualità nel Self Publishing

Ma c’è un’altra questione di cui parleremo: quali sono i parametri con cui valutare la qualità di un testo autopubblicato? Per questo ci sarà anche Michel Franzoso, fondatore di Extravergine d’autore: la prima vetrina web, per la selezione di ebook autopubblicati di qualità. Difatti, con #SELFPQ16 miriamo anche a fare il punto su questa riflessione molto delicata in cui c’è un dibattito, sempre aperto, dove non mancano critiche – spesso pregiudiziali – verso il Self Publishing. Poiché se è vero che esistono ebook e libri di scarso valore autopubblicati, è vero anche che questo accade all’interno delle case editrici, le quali, non di rado, chiedono un contributo economico agli autori per pubblicarne le opere, senza, in alcuni casi, distribuirle e promuoverle adeguatamente. Ma, allo stesso tempo, è possibile riscontrare la condizione contraria. Infatti, come esistono opere riconosciute di valore nell’editoria tradizionale così accade anche nel vasto mondo del Self Publishing.

Un ebook per promuovere l’autopubblicazione

Ed è per questo che l’incontro ha anche la funzione di promuovere la cultura dell’autopubblicazione, partendo principalmente dalle testimonianze dirette di chi l’ha scelta al posto dell’editoria classica.

L’obiettivo finale è anche quello di raccogliere del materiale utile alla creazione di un documento che pubblicheremo in un ebook, in cui evidenziare le ragioni per le quali il Self Publishing sia un fenomeno che non si può ignorare – seppur presenti, attualmente, dei limiti su cui lavorare per superarli – anche per le sue potenziali capacità di creare figure professionali (e di rafforzare quelle esistenti), funzionali a offrire servizi di diverso tipo.

  • Sia dal punto di vista tecnico, per la consulenza sull’uso di piattaforme di autopubblicazione italiane e straniere (come ad esempio Amazon, Smashwords e StreetLib, per citarne alcune) al fine di formattare, strutturare e scegliere la categoria dell’ebook e acquisire l’ISBN;
  • dal punto di vista grafico, per la realizzazione della copertina;
  • dal punto di vista qualitativo del testo come la correzione di bozze e l’editing;
  • dal punto di vista promozionale, per la cura di attività di Social media marketing come l’analisi del mercato e la creazione di contenuti per profili social, siti, blog e piattaforme video, al fine di incrementare le vendite.

 

Un altro importante aspetto riguarda la possibilità di rispondere, con questo documento, in modo ragionato e con dati effettivi, alle varie critiche – con basi deboli perché argomentate sulla scarsa conoscenza del fenomeno – che circolano, soprattutto in rete, attorno al mondo del Self Publishing.

In questo modo, vogliamo contribuire non solo a rafforzare la cultura dell’autopubblicazione ma anche a conferirle credito e valore.

Iscriviti!

Qui puoi riservare il tuo posto e leggere tutte le interviste ai relatori e gli altri dettagli su Self Publishing Quality 2016. Ma puoi prenotarti anche dalla pagina Facebook e seguire gli aggiornamenti sulla pagina Twitter.

Ci vediamo il 17 Giugno a Roma!

 

 

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Self publishing: Amazon al Salone del Libro Torino

Salone del libro Torino - Il Blog degli scrittori Amazon KDP

Salone del libro Torino – Il Blog degli scrittori Amazon KDP

Nel post precedente presa da un senso di sano (o insano, dipende dai punti di vista) egocentrismo, ho deciso di parlarti delle mie impressioni – sui due eventi che ho seguito al Salone del Libro di Torino – prima di riportare il dettaglio delle conversazioni tra gli ospiti.

Qui ti riporto pari pari quello che ho scritto nel mio taccuino sull’evento che mi interessava di più: Avanti chi scrive, tu sarai il prossimo di Amazon KDP.

Gli ospiti

Mia Ceran, moderatrice dell’evento, ha presentato i tre scrittori che hanno autopubblicato i loro romanzi con Amazon KDP e li ha definiti così:

“Persone che facevano altro nella vita, oggi sono scrittori di successo.”

Si tratta di: Giulia Beyman, Riccardo Bruni e Massimo Volta.
Sulla scrittrice Giulia Beyman dice subito: “L’ebook più venduto su Amazon nel 2014 è stato il suo: Prima di dire addio (Nora Cooper Misteryes).” Questo te l’avevo già detto (nel post a cui mi riferivo sopra). Ma senti cosa ha aggiunto Mia Ceran:

“Giulia Beyman ha fatto diversi lavori nella vita ma oggi è una scrittrice a tempo pieno.”

Credo possa farti piacere saperlo – a me l’ha fatto – ma meglio rimanere con i piedi per terra. Non è che domani mattina vai dal capo e gli dici “Ciaooooone!” perché t’ho detto sta cosa. Kafka è diventato famoso dopo la sua morte (anche perché da vivo non voleva divulgare le sue opere), fa un po’ te!

Ma andiamo con ordine. Le persone presenti all’evento, oltre agli scrittori, erano:

– Giulia Poli, responsabile di Kindle Content per l’Italia

– Alessandro Giuffré: responsabile del servizio di stampa CreateSpace di Amazon, per Italia e Spagna.

Quando definirsi scrittori?

Mia Ceran si rivolge ai 3 autori indipendenti: “Quando avete capito di essere scrittori?”

Giulia Beyman: “A 20 anni pensavo fosse presuntuoso definirmi scrittrice. Con Amazon ho avuto una grande opportunità. Immaginavo le potenziali vite dei miei personaggi. Oggi sono scrittrice a tempo pieno.”
Riccardo Bruni, autore di Il leone e la rosa: “Ho iniziato e semplicemente non ho più smesso. Sono arrivato ad Amazon KDP e ho potuto definirmi scrittore.”
Massimo Volta, autore di La superficie dell’acqua: “Fin da bambino vedevo mio padre scrivere. Per me è terapeutico.”

Alessandro Giuffré interviene e aggiunge:

 “in Italia si scrive tanto e si legge poco ma noi crediamo che qui ci siano i lettori del futuro.”

Ai commenti (negativi soprattutto) rispondo o no?

Mia Ceran chiede agli scrittori come si comportano quando ricevono i commenti dei lettori, soprattutto davanti a quelli negativi.

Massimo Volta risponde che i commenti al suo libro sono positivi ma “ce ne sono due negativi e mi stupisce che non siano stati motivati, al contrario di quelli positivi.” Stupore che condivido. C’è bisogno di una motivazione argomentata per poter rispondere. Altrimenti ha poco senso. Come si può avere un confronto con chi offende?

Solo una digressione su questo: c’è un post di Alessandra Farabegoli che mi ha colpito positivamente perché è nato proprio dal commento negativo di un utente (fortunatamente non era offensivo) ad un altro suo post. Questo, per me, è un buon esempio di comunicazione.

Torniamo agli scrittori. Riccardo Bruni ha risposto che “non è facile comprendere i feedback dei lettori. Credo che il loro apprezzamento per il mio libro nasca dalla percezione che, nonostante sia ambientato nel ‘500, colga i cambiamenti di oggi sul linguaggio.”

Questo libro non s’ha da pubblicare: il no delle case editrici 

Self publishing e rifiuto di pubblicazione da parte delle case editrici vanno a braccetto, anche se non sempre. Non tutti i selfpublisher (non mi fa impazzire come termine ma è più immediato dell’espressione “scrittori autopubblicati”) hanno scelto l’indipendenza a seguito di un no delle case editrici. (Non ho dati numerici su questo ma ho potuto percepirlo leggendo le esperienze degli scrittori in rete. Ovviamente se hai suggerimenti e dati in merito, scrivili nei commenti.)

Mi ha colpito molto l’esperienza di Massimo Volta:

“Portai il mio libro ad un’agenzia letteraria che mi spinse a pubblicarlo con Amazon KDP. Inviavo il mio romanzo alle case editrici ma si mostravano scettiche perché lo definivano “tutt’altro che consolatorio, triste e depressivo”. Dicevano che dovevo scrivere in modo più leggero: “alla Moccia”. Ma non ho voluto cambiare niente ed è andata bene.”

Hai capito Massimo Volta. Coraggioso. Ma anche chi decide di cambiare il suo libro, in base alle richieste della casa editrice, credo sia altrettanto coraggioso. Perché si tratta di stravolgere se stessi. Questo per dire che dipende sempre da cosa si cerca, come scrittore e come persona. A ciascuno le sue scelte.

Le domande del pubblico

Salone del libro - Il Blog degli scrittori Book to the future

Questa che segue non è una domanda ma LA domanda:

“Perché grandina a Maggio dopo che ho appena steso i panni?”
Ah no scusa. Pensavo ad alta voce.

Ecco la vera domanda:

“Come si fa ad uscire dall’ombra?”

Ma la risposta di Massimo Volta è strepitosa: “Non ne ho idea!”
E subito mi è apparsa l’immagine della Sora Lella: “Ah! Annamo bene! Annamo proprio bene!” Ma, per fortuna, Volta aggiunge: “Il mio libro è piaciuto ai lettori e per pigrizia personale non l’ho neanche sponsorizzato!”

E questa risposta ha il suo perché. Primo: è una risposta onesta. E questo ci piace – vabbè piace a me ma perché tu disdegni? –  e poi perché dimostra che raggiungere i lettori senza promuoversi – o autopromuoversi – si può.

Ma la mia idea rimane: hai scritto un libro? Fallo sapere ai possibili lettori. Per un semplice motivo: qualcuno che scrive come te (o meglio, o peggio) forse si sta adoperando “massicciamente” (detto terra terra) a dargli visibilità. E tu?

Credo un’altra cosa però: niente forzature, soprattutto in rete. Mi spiego: la tua natura è scrivere e non promuovere? Scrivi e basta. Capisco gli scrittori che dicono: “Scrivo. Mica sono un promoter.” Lo rispetto ma se non vuoi farlo, affida la promozione ad altri.

Promozione può sembrare un po’ vago come termine. Mettiamola così:

“mira alle persone potenzialmente interessate ai contenuti del tuo libro.”

Poi oh, magari il tuo è un bel libro e i lettori se lo leggono senza neanche un minimo di promozione. A quel punto, chapeau.

Giulia Beyman ha risposto che “non c’è una chiave precisa o una formula. Bisognerebbe cercare di essere presenti in modo fluido.”

Questa è una risposta che comprendo in base all’andamento della mia giornata (si sono abbastanza lunatica, c’entrerà che sono del segno del Cancro?). Sono serena? Il termine fluidità mi è chiaro e cristallino. Se invece me so svegliata dal lato sbagliato del letto – a Roma si dice in un altro modo ma te lo risparmio – allora mi dico: “fluidità, cioè? Un po’ vaga questa risposta, mha!”

Contestualizzando direi che essere fluidi implica non irrigidirsi in schemi personali e di scrittura, non aver paura di utilizzare strumenti nuovi di pubblicazione e avere il coraggio di esporsi. Forse voleva dire questo.

“Ma forse la chiave c’e'” dicono Giulia Poli e Alessandro Giuffré.

“È Il lettore. Lui da visibilità al vostro libro.”

E aggiungono: “lo scrittore può usare i social network e il blog ma non esiste un “trucco”. Ciò che conta, più dei like su facebook, sono le stelline su Amazon. Qui il libro ha vita lunga, non come in libreria che dopo tre mesi non si vede più. Poi, le possibilità aumentano se lo scrittore pubblica sia in digitale che in cartaceo. Se ad esempio, usate l’esclusiva di Amazon per 90 giorni e mettete l’ebook gratuito per 5 giorni potete raggiungere più lettori perché inseriamo il libro nel Kindle Unlimited.”

Mia Ceran chiede agli scrittori di chiudere l’evento con delle parole di incoraggiamento:

– Di scrivere non se ne può fare a meno (Bruni)

– State tranquilli riguardo ai dubbi sulle capacità tecniche, per l’autopubblicazione sulla piattaforma: è molto semplice! (Beyman)

– Questo è un bel momento per pubblicare perché le barriere si sono abbassate: ciò che conta sono i contenuti (Volta)

Spero ti sia stato utile leggere le conversazioni dell’evento di Amazon KDP al Salone del libro di Torino, se è così ne sono felice!

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Salone del Libro Torino: Self publishing, social network e le stelline di Amazon

Salone Libro Torino Il Blog degli scrittori

Il Blog degli scrittori al Salone del Libro Torino 2015

Sabato ho fatto un giro a Torino. Ho seguito l’evento di Amazon KDP sul Self publishing, al Salone Internazionale del Libro nell’area Book to the future. Così placidamente sono partita la mattina da Roma e tornata la sera. Ho viaggiato con Italo: bellissimo. Se poi ci metti che era gratis: fantastico!

Stai per digitare su Google “Italo biglietti gratis”? Lascia perde. Il mio è stato un caso fortunato. Te lo dico altrimenti potresti pensare che questo sia un post su Italo – e che mi retribuisce per fare tutto sto preambolo – e invece no. Questo è un post sul Self publishing e i social network.

Ma andiamo con ordine. Arrivo a Torino a l’ora di pranzo e riesco a seguire un evento quasi e mezzo (il mio treno ripartiva alle 16:30). Il primo è Scrittori e social network: parlare di libri nelle piazze digitali funziona?  di Gli Amanti dei libri.  Di questo vedo l’ultima parte.  Al secondo, quello che mi interessava di più, Avanti chi scrive, tu sarai il prossimo di Amazon, partecipo dall’inizio alla fine.

Prima di farti leggere, nel mio prossimo post, cosa ha detto Caio e come ha risposto Sempronio, voglio condividere con te alcune impressioni.

Meglio scrittori pre-social network o post-social network? Mha!

Il primo evento trattava dell’utilità dei social network per gli scrittori. Sono venute fuori un po’ di cosette interessanti  ma, come ti ho accennato, posso raccontarti solo una piccola parte della discussione. Te la stringo in breve:

gli scrittori del passato non usavano Facebook, Twitter e gli altri social. Come hanno raggiunto l’apprezzamento del pubblico? Uno degli ospiti dell’evento, lo scrittore Stefano Piedimonte, ha proposto una distinzione: scrittori del periodo pre-social network e scrittori post-social network. Mi sono chiesta: perché questa distinzione? I primi sono meglio degli altri? Non voglio sbilanciarmi su considerazioni errate ma ho avvertito, e forse mi sbaglio, una leggera critica nei confronti del rapporto tra social network e il mestiere dello scrittore.

Gli scrittori che li usano producono libri con un valore letterario diverso, rispetto agli scrittori del passato che hanno instaurato un legame con i lettori – Piedimonte ha citato l’esempio di Ken Follett – senza ricorrere ai social network?

Ribadisco: forse non ho colto correttamente il messaggio. Ma ho avvertito una sottile diffidenza nella relazione tra social network e scrittura. Come se uno strumento di comunicazione, fortemente immerso nella cultura digitale, fosse incompatibile con un’attività umanistica molto antica come scrivere per raccontare. Ma potrei sbagliarmi.

Oltre ai like c’è di più  

Mi ha colpito positivamente il pensiero di un’altra ospite, la giornalista Barbara Sgarzi. “Dobbiamo liberarci dalle metriche. Ottenere tanti like su Facebook non significa necessariamente aver scritto un buon libro. Anche perché li non c’è la possibilità di cliccare “non mi piace”.” I molti like su una pagina Facebook di un autore e del suo libro non ne decretano il successo soprattutto perché, come forse già sai, i “mi piace” non bastano a generare e a rafforzare la relazione con i lettori. Servono, oltre ad altre attività collaterali, commenti e condivisioni per aumentare l’interattività con le persone.

L’annosa questione della qualità

Forse, attraverso questo evento, si voleva salvaguardare la qualità dei contenuti dei libri e il diritto del lettore di fruirne. Un modo per dire: “Attenzione! Il successo sui social network non corrisponde necessariamente ad avere grandi capacità letterarie!”. Oppure ” Anche se scrivi un ottimo libro, non significa che riuscirai a farlo conoscere attraverso i social network!”.

D’accordo su tutto ma penso anche che i social siano un’opportunità.

E, soprattutto, credo che chi scrive un libro di qualità possa raggiungere i suoi lettori tramite – anche – la piattaforma di Zuckerberg e simili. Può incaricare qualcuno per farlo oppure può gestirsi da se.  E non è semplice. Perché, forse lo sai, siamo in uno stato di ”guerra dell’attenzione”:  far emergere la propria voce dal coro richiede un duro lavoro, protratto nel tempo.

Va bene sfatare i miti (ossia scrivo un libro, faccio un po’ di social media management e tiro su soldi a palate con le vendite). Ma ci sono casi diversi tra loro.

Mi viene in mente ancora la questione della qualità. Ne avevo già parlato qui: che valore hanno i libri autopubblicati? Lo stesso dei libri editi dalle case editrici?

Credo che possano coesistere scrittori di Self publishing e scrittori con case editrici alle spalle. È una scelta. Ci sono scrittori che non amano le piattaforme di autopubblicazione. Sono scelte. E ci sono scrittori che di case editrici non ne vogliono sentire parlare e puntano al Self publishing. Altre scelte. Ma non significa che una sia meglio dell’altra oppure che il libro scritto da chi usa i social per  dargli visibilità valga meno di chi, invece, utilizza i canali tradizionali come case editrici e giornali.

Le cose che contano sono 3:

  • i contenuti
  • i lettori
  • le stelline di Amazon

Punta alle stelline di Amazon: il resto è noia!

Salone del libro - Il Blog degli scrittori Book to the future

Sul perché delle stelline te lo spiego fra poco. Riguardo all’evento di Amazon KDP sul Self publishing, mi hanno colpito come gli argomenti fossero di natura opposta (quasi del tutto) rispetto all’evento precedente.

Ti anticipo che i 3 scrittori ospiti che hanno autopubblicato i loro libri – Giulia Beyman, Riccardo Bruni e Massimo Volta – hanno detto chiaramente che non c’è una chiave per il successo. Il responsabile di Amazon per la stampa dei libri (il servizio Createspace), Alessandro Giuffré, ha aggiunto:

“La chiave del successo sono i lettori.””

Quindi, più che i like di Facebook o i retweet di Twitter conta il numero delle stelline di Amazon, ad indicare se un libro è piaciuto oppure no.

Amazon tira l’acqua al suo mulino, ovvio. Ma quando Mia Ceran, la moderatrice dell’evento ha detto: “Giulia Beyman nel 2014 ha venduto più libri di Ken Follett“.

Bhè.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, no?

Anzi, scusa, ti dico qualcosa in più. Si, cambio idea da un mezzo secondo all’altro e certi mal di testa potrei pure risparmiarmeli se trovassi pace. Ma così non è, perciò. Tu leggi qui sotto. Io prendo l’aspirina.

Libri autopubblicati di successo: cosa hanno in comune?  

Nella mia tesi di laurea magistrale, su Social network sites e Self publishing, ho cercato di comprendere cosa hanno in comune i libri autopubblicati di successo. Ma prima ho tentato di cogliere i motivi per cui certi prodotti culturali, nati e diffusi in internet, abbiano riscosso un notevole interesse tra il pubblico. Per farlo, ho confrontato le caratteristiche che accomunano il successo di The Blair Witch Project, il finto documentario uscito negli Stati Uniti nel 1999 – ancora tremo se ci penso – con quelle dei romanzi di Amanda Hocking, diventata famosa nel 2011 grazie al Self publishing.

Mi sono fatta un’idea:

“l’accostamento fantasy/paranormal e internet sembra funzionare molto bene tra il pubblico.”

Preparati perché pubblicherò un post su questo argomento.Tornata da Torino (abbastanza distrutta perché tutto in giornata e di fretta, però oh, un viaggio bellissimo), il giorno dopo mi vado a leggere la trama del libro di Giulia Beyman che ha venduto più copie di Ken Follett nel 2014. Te l’ho già detto, lo so. Ma “repetita iuvant”.

Scopro che la protagonista di Prima di dire addio (Nora Cooper Mysteries) è un agente immobiliare che investiga su un mistero attorno alla morte di suo marito, comunicando con lui nell’aldilà. Tra  l’altro, di libri la Beyman ne ha scritti 3 e tutti della stessa tipologia, cioè in serie. Questo, forse lo sai, ha molta presa sul pubblico. Cioè le storie in serie attraggono i lettori. Anche Amanda Hocking ha fatto la stessa cosa con i suoi romanzi fantasy/paranormal.

La stessa Beyman ha detto: “non c’è la chiave del successo ma cercate di essere presenti in modo fluido.” Non so cosa significhi ma un’idea ce l’ho: farsi trasportare dai cambiamenti. Allora, per quanto mi riguarda se mi dici: “scrivi un romanzo fantasy/paranormal in serie”  ti rispondo: “ma anche no.”

Così d’emblée non mi attira neanche un po’. Mi rendo conto che mi precludo una strada ma la mia idea di fondo è agire in base a ciò che sento (ecco perché, tra l’altro, cambio spesso idea) cercando di non tradire la mia natura. Poi, un giorno chissà. Tutto “poesse”.

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Chanel. E chi sennò?

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Stazione Termini, Roma. Inizio a guardarmi intorno: è primavera ma il bianco e nero sono ovunque. In tutte le vetrine. Penso al film su Coco Chanel. Con quell’attrice francese. Graziosissima in Il favoloso mondo di Amelie. E straordinariamente elegante in Coco avant Chanel. È Audrey Tautou. Mentre cammino, mi dico: il bianco e nero accostati saranno anche tradizionali al limite del banale (ma chi l’ha detto poi?) ma

″Chanel rappresenta la forza dell’intelligenza femminile″ 

che fa leva su di se, per realizzare i suoi sogni. Chanel è: eleganza, determinazione, capacità, desiderio di emergere, provare e riprovare. E mentre cammino in mezzo ad un fiume di persone che distrattamente mi urtano e qualche volta chiedono scusa, ancora mi chiedo:

“Che tipo di donna voglio essere?”

Mi rispondo: mi piace Chanel. Ma non ho nulla di lei. Penso alle sue foto, in bianco e nero anche quelle, e mi dico:

  • non riesco nemmeno a stare dritta con le spalle
  • non ho un’eleganza innata come la sua
  • quando sono stanca inizio a straparlare in romano, con una cadenza che farebbe paura anche a chi lo è da 10 generazioni

Allora inizio a camminare stando dritta con la schiena. E continuo con quell’immagine nella testa. Le sue eleganti spalle a trapezio, quella collana di perle che esprime, si eleganza, ma anche la forza dell’intelligenza. Del sapere bene cosa si sta facendo e di sapere di stare facendo bene. In quell’istante in cui provo ad immaginare se almeno un centimetro dell’unghia del mio mignolo sinistro possa avvicinarsi a lei, alla sua eleganza, un signore mi chiama più volte da dietro: “Scusa!” ma io col cavolo che mi giro “sarà il solito esaltato” penso. E di nuovo “Scusa!” ok mi giro “forse ha bisogno di un’informazione”. E mi dice:

“Nella semplicità è la più elegante”

Gli rispondo “grazie”. Ma spaventata vado via a passo svelto mentre cerco di rassicurarmi dicendomi: “Pensavo a Chanel, alla sua eleganza, e un tizio, mai visto prima, viene a dirmi una frase così. Cioè questo mi ha fermata, apposta, per dirmi che “nella semplicità è la più elegante”??? Ma chi? Chanel? Io? Non poteva mica sapere cosa mi passasse per la testa in quel momento.

I nostri pensieri possono dare forma al nostro corpo?

Forse in quell’istante ero talmente concentrata su quel pensiero e sull’immagine di una donna di tale e raffinata intelligenza che il mio fisico, in quel momento, deve aver assunto una qualche forma di eleganza che, magari (e magari dico), si notava tra tante persone.

Ma non sarà che

A 2 giorni dalla discussione della mia tesi di laurea su i Social network sites e il Self publishing e dopo 1 mese in cui ho invertito la notte con il giorno, per finire di scriverla, la mia mente potrebbe tranquillamente aver fatto crack?

Molto possibile.

Mentre pensavo a Coco Chanel e, contemporaneamente, mi chiedevo in modo ossessivo se il vestito che avevo comprato per la mia discussione di laurea, un semplice ed elegante tailleur abbinato ad una semplice ed elegante camicia bianca con un altrettanto semplice ballerina nera, fosse adatto,  mi appare davanti questo tizio che con una frase risolve tutti i miei dubbi.

Ok: me lo sono immaginato? È stata la mia fantasia? Forse molto più sana del pensiero ossessivo che avevo in quel momento. Della serie: mi creo l’immagine di un tizio estraneo che, da fuori, viene a rassicurarmi e a dirmi: “guarda, sei la più elegante. Vai benissimo così!” Insomma, non mi bastava il parere di mio marito e delle persone che mi vogliono bene? Evidentemente no. Avevo bisogno del parere di uno sconosciuto. Anche perché, parliamoci chiaro, la tesi di laurea e il modo in cui la esponi mica la giudicano i tuoi amici e parenti ma una commissione accademica fatta di persone che di te non sanno molto.

Destini incrociati

La terza possibilità è che sia stato tutto un caso. In quel momento, io e quel tizio ci siamo incrociati. Punto. Lui ha detto la sua frase: “nella semplicità è la più elegante” e io c’ho scritto sopra un post!

Ad ognuno la sua interpretazione.

Ad ogni modo, è grazie ad uno sconosciuto se mi sono calmata (ahimè!). Mi chiedevo, in modo ossessivo, se il mio tailleur andasse bene mentre guardavo le mie colleghe dell’università, alcuni giorni prima, muoversi con ambita – ambita da me, ovviamente – nonchalance su tacchi alti, abbinati ad eleganti calze nere velate.

Più tardi lessi la storia di Coco Chanel, capii il significato del tailleur e i dubbi assunsero la stessa consistenza  della nuvoletta di Rubicchio durante i suoi viaggi del tempo.

Puff!

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Self publishing o casa editrice?

Da qualche giorno sto cercando di capire quale articolo scrivere per l’apertura di questo blog. Ne ho delineato la struttura (del blog) seguendo i consigli di Luisa Carrada, contenuti nel Blog del mestiere di scrivere, di cui lei è l’autrice. Ho deciso il tema, le categorie e  i titoli dei prossimi post ma non immaginavo che scrivere un articolo sull’autopubblicazione, e dunque sul  self publishing, mi avrebbe messo in serie  difficoltà  portandomi a vagare ininterrottamente da un sito all’altro, per un cospicuo numero di ore.

Scegliere la piattaforma per autopubblicarsi
Cercando di farmi un’idea precisa su cosa volevo dire riguardo all’autopubblicazione, ho trovato un articolo interessante, che compare nei primi risultati di Google digitando la frase “autopubblicare un libro”, scritto da Enzo Di Frenna all’interno del blog de Il Fatto Quotidiano. Si intitola: Come autopubblicarsi  un libro senza farsi fregare. Dopo aver descritto l’esperienza di un suo conoscente, di come è stato appunto “fregato” dalle case editrici, passa in rassegna le piattaforme di self publishing più note, tra cui le italiane ilmiolibro.it e youcanprint. Queste vengono paragonate alla canadese Lulu e ad un’altra italiana: Narcissus. Alla fine dell’articolo, l’autore descrive Narcissus come la piattaforma migliore tra queste perché offre, rispetto alle altre, il vantaggio di essere molto trasparente nella divulgazione delle condizioni contrattuali da sottoscrivere con l’autore. Finita la lettura dell’articolo, penso di essere pronta e d’aver capito di cosa voglio scrivere: un articolo che mette a confronto le più note piattaforme di self publishing, con il fine di aiutare il lettore a scegliere la migliore attraverso cui autopubblicarsi. Decido, nell’ordine, di consultare le piattaforme di: Narcissus, Lulu, Amazon, Youcanprint e Kobo Writing Life. Di Narcissus è vero, si conferma la chiarezza del contratto. C’è una sezione in pdf dove è possibile leggere tutte le condizioni contrattuali scritte in modo più chiaro rispetto al contratto redatto, ad esempio, da Amazon. Ma noto anche che, nel contratto di Narcissus, viene dichiarato che non c’è nessuna certezza che il proprio ebook (parliamo soprattutto di self publishing digitale) verrà pubblicato in tutte le principali librerie on line, elencate nella pagina di presentazione del self publishing. E l’elenco, molto lungo, indica grandi nomi come Amazon, Apple, La Feltrinelli, il Fatto quotidiano e  l’Unità. Di sicuro c’è che l’ebook, da pubblicare, deve essere in formato epub e che, quindi, se è stato scritto in formato word è obbligatorio cambiarlo in epub al fine di  permetterne la lettura su piattaforme digitali come ereader, smartphone, ipad e tablet. Narcissus offre un servizio di conversione del formato a 0,60 centesimi di euro per ciascuna cartella editoriale che, solitamente (non è specificato nel contratto), equivale a 1800/2000 battute per un carattere del tipo  times new roman a grandezza 12. L’autore percepisce il 60% del prezzo del libro per ogni copia venduta mentre, ad esempio, con Amazon l’autore ottiene il 70%.

Farsi un’idea sul self publishing: punti di vista
Ad ogni modo, anche se qualche dato sono riuscita a ricavarlo, ho dovuto abbandonare l’idea di mettere a confronto queste piattaforme. Difatti, per dare informazioni precise, non basta consultare le pagine delle diverse piattaforme ma è necessario fare degli esperimenti di autopubblicazione perché alcune dinamiche cambiano in relazione ad alcune varianti, come il paese in cui si intende vendere il libro e il prezzo di vendita scelto. Dopo diverse ore sono, dunque, arrivata a questa conclusione e ammetto che è stato scoraggiante pensare di dover cambiare il titolo del primo post. Ho pensato che fosse un primo fallimento e che mi sarei dovuta abituare a questo, considerando che ho scelto la strada, non facile, della scrittura. Ma poi ho cenato. Un piatto di pasta di kamut con salsa di peperoni fatti in casa. Si potrebbe pensare che non c’entra nulla con la scrittura di questo post. Non è così. Il cervello ha ricevuto uno stimolo che avevo completamente dimenticato di dargli, tanto ero impegnata a fare ricerche sull’argomento self publishing. La mente ha iniziato a riattivarsi nella direzione giusta e ho avuto l’idea di andarmi a leggere un post di Luisa Carrada, dal Blog del mestiere di scrivere, sul self publishing ma ho trovato un solo post che tratta della nascita di ilmiolibro.it. Non era lo spunto che cercavo (cosa che mi accade molto di rado quando visito il Blog del mestiere di scrivere) ma poi mi ricordo che, proprio attraverso questo blog, sono venuta a conoscenza del sito di Annamaria Testa Nuovo e utile e, li, ho trovato un articolo molto interessante, che tratta di self publishing, intitolato La letteratura sommersa, la paranoia, la fortuna e il cigno nero. Nell’articolo, l’autrice conduce il lettore in un percorso dove sono indicati differenti punti di vista sul self publishing. In particolare, cita un articolo apparso su Repubblica.it, nel mese di agosto del 2012, dal titolo Attenti alla bolla del self publishing, scritto da Loredana Lipperini, che riporta le dichiarazioni dello scrittore scozzese Ewan Morrison, apparse sul The Guardian, relativamente alla pratica dell’autopubblicazione. Secondo lo scrittore, quest’attività spinge gli autori che si autopubblicano a trascorrere molto tempo sui social network per promuovere i loro libri ma questi strumenti, in realtà, non permettono di raggiungere i risultati di vendita, previsti da almeno una parte di coloro che si occupano di marketing. L’articolo termina con una domanda dello scrittore scozzese: “Vuoi spendere l’ 80% dell’ 80% del tuo tempo parlando di gatti su Facebook nella speranza di incrementare del 2% le vendite di un libro che hai scritto in diciotto giorni e facendo propaganda all’industria dei social media? O vuoi essere al cento per cento uno scrittore?” Ancora Annamaria Testa segnala un altro articolo, con un punto di vista completamente differente, apparso sul blog di Wired nel 2012, scritto da Matteo Bittanti, dal titolo Self-publishing: un cambio di paradigma. Dell’articolo di Bittanti riporto una parte che mi sembra molto utile per farsi un’idea del fenomeno self publishing: “…è fuori discussione che la rete abbia ridistribuito il potere delle forze in campo, aperto nuove porte, introdotto modelli alternativi. L’accesso ai mezzi di produzione da parte del proletariato della tastiera non andrebbe sottovalutato. Semmai, ci sarebbe da preoccuparsi dell’immondizia dell’editoria mainstream, dei best-seller televisivi che dominano le classifiche di vendita, della montagne di carta straccia parcheggiate in modo illecito sui famigerati scaffali delle librerie.” Dunque, il self publishing può essere un’opportunità per quegli scrittori che hanno ottenuto rifiuti e mancate risposte dalle case editrici. Il problema, si sa, nasce quando si parla di qualità dei testi ma, come evidenziato da Bittanti, la mancanza di qualità si riscontra anche in quei testi pubblicati da grandi case editrici. Riguardo alla qualità, è il caso di segnalare un articolo recentemente pubblicato da Stefano Izzo sul blog di Masterpiece, il primo talent show italiano in cui si sfidano scrittori non conosciuti dal grande pubblico, intitolato Self-publishing: perché sentirsi scrittori non equivale ad esserlo. L’autore elenca una serie di punti per i quali il self publishing sia da considerare “una pericolosa illusione” piuttosto che un’opportunità. Tra questi colpisce quello in cui dice che autopubblicarsi è una fuga dal giudizio e, in particolar modo, dal giudizio dell’editore.

Chi giudica la qualità di un testo?
Viene da chiedersi: ma perché il giudizio di chi legge un testo autopubblicato non ha valore? E` vero che i lettori di un determinato testo non sono tutti professionisti dell’editoria ma, in alcuni casi, il self publishing può essere un modo per avere la possibilità di far conoscere il proprio libro. Quante volte è successo che abbiamo comprato un romanzo o un saggio e poi ne siamo rimasti delusi? Eppure era stato pubblicato attraverso una casa editrice, revisionato e giudicato da professionisti del mestiere. La differenza tra pubblicare con la casa editrice e autopubblicarsi sta nella possibilità per tutti di poter far conoscere ciò che si scrive: è responsabilità del lettore cercare dei punti di riferimento di qualità (giornali cartacei e on line, blog, siti ma anche semplicemente il passaparola delle persone di cui si ha stima in un determinato ambito), per orientarsi e scegliere titoli con contenuti utili e interessanti. Di spazzatura ce n’è  nel self publishing come non manca nelle case editrici, ammettiamolo.  Ma tanti altri testi con contenuti validi sono chiusi in un cassetto e nessuno li ha mai letti, perché giudicare, negativamente, l’esistenza di una possibilità, per le persone comuni, di poterli divulgare?

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