Self Publishing: scrivere un ebook di qualità non basta

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“Nel Self Publishing ci sono testi che non sfigurerebbero nelle vetrine delle librerie e il problema non è tanto la qualità ma la sua percezione.”

Lo dice Marco Frullanti – fondatore della casa editrice Nativi Digitali Edizioni – in un interessante video  sul Self Publishing, preparato per #SELFPQ16.

Buona visione!

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#SELFPQ16 L’incontro gratuito di formazione sul Self Publishing

 

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Che fai il 17 Giugno? Sì, è un Venerdì. 17. Lo so. Ma io non ci credo alle superstizioni anche se, nell’ordine, faccio tutte queste cose:

  • non passo sotto a una scala, manco se mi punti na pistola alla testa;
  • non attraverso la strada, se prima di me non passa la tizia o il tizio per beccarsi lui/lei la sfiga del gatto nero;
  • non metto il cappello sul letto (perché? Ah non ne ho idea!);
  • i soldi sul letto neanche, ma perché mi fanno orrore per tutti i batteri che portano.

Bene, forse, quest’ultima è l’unica azione sensata che faccio tra tutte quelle elencate fino qui.

Ma non potrei andare subito al sodo e dirti il motivo di tanto girarci intorno? Naaaaaaa! Mi sto divertendo troppo 🙂

Però, hai ragione. Prima o poi dovrò dirtelo, no? E allora senti qua, anzi leggi giù.

Vieni a Roma!

Il 17 Giugno, vieni a Roma. Sì, lo so. È un caos sta città. Non dirlo a me che ci vivo! E ancora lo so, quando entri in un posto – un bar magari – pare che te fanno un favore a darti da bere o da mangiare (eppure stai pagando, cavolo!).

Ma non posso smettere di guardarla. E non mi stanca. Non mi stancano i tramonti, le luci all’alba, i silenzi notturni, i colori del centro, le passeggiate in un altro tempo, il profumo inebriante dei forni la mattina presto.

Insomma, Roma la ami e la odi insieme. Siamo onesti. Però non roviniamoci questo momento, elencando tutto quello che non c’è.

Adesso immagina.

Sei in una delle zone più belle della città. Ah no scusa, d’Italia 🙂 Sei a 10 minuti da Piazza del Popolo, in uno dei luoghi storici più importanti di Roma: Piazza Augusto Imperatore. Precisamente al numero 4.

Penserai “ma questa che dà i numeri? 17, poi 4. Mha!” Sì, ogni tanto mi succede ma non in questo post 😀

Ma cosa c’è il 17 Giugno a Roma, in Piazza Augusto Imperatore, 4?

 

Self Publishing Quality 2016 

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A Self Publishing Quality 2016  non puoi mancare. Perché? Intanto, perché è un incontro gratuito di formazione sul Self Publishing e poi perché 11 autori e professionisti del settore racconteranno:

  • le loro esperienze personali di successo nell’autopubblicazione;
  • le loro attività professionali;
  • le strategie di promozione editoriale;
  • i casi di studio;
  • tanti suggerimenti per migliorare il tuo ebook.

 

La ricerca

La sede è quella della FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l’evento nasce dal lavoro di ricerca condotto sul campo, per 2 anni, da Assunta D’Aquale per la sua tesi di Laurea Specialistica in Comunicazione Digitale e dal mio lavoro di tesi su Self Publishing e Social network per la Laurea Specialistica in Editoria Multimediale, entrambe discusse a La Sapienza di Roma.

Insomma qui si scherza ma quando vogliamo, facciamo i seri anzi le serie 😉

Gli obiettivi di #SELFPQ16

Lo scopo è quello di comprendere il motivo per cui gli scrittori, sia noti che emergenti, scelgono il Self Publishing rinunciando all’intermediazione delle case editrici. Una scelta non proprio “comoda” – e se l’hai fatto, sai di cosa sto parlando – perché implica la concentrazione di una serie di attività in una figura sola: quella dell’autore/autrice.

Sono azioni come la produzione e la promozione editoriale che, solitamente, spettano alle figure professionali che lavorano all’interno delle case editrici. E, spesso, chi scrive deve occuparsi anche di capire come funziona, ad esempio sul piano tecnico, una certa piattaforma e quali attività intraprendere, per incrementare la visibilità del proprio prodotto editoriale. Insomma, un lavoro non da poco!

#SELFPQ16 nasce, quindi, da 3 domande:

  1. Perché alcuni autori scelgono il Self Publishing, al posto della casa editrice?
  2. Quali sono i motivi per cui il fenomeno sta aumentando?
  3. Perché anche gli scrittori affermati usano questa modalità di pubblicazione, contemporaneamente a quella tradizionale?

La qualità nel Self Publishing

Ma c’è un’altra questione di cui parleremo: quali sono i parametri con cui valutare la qualità di un testo autopubblicato? Per questo ci sarà anche Michel Franzoso, fondatore di Extravergine d’autore: la prima vetrina web, per la selezione di ebook autopubblicati di qualità. Difatti, con #SELFPQ16 miriamo anche a fare il punto su questa riflessione molto delicata in cui c’è un dibattito, sempre aperto, dove non mancano critiche – spesso pregiudiziali – verso il Self Publishing. Poiché se è vero che esistono ebook e libri di scarso valore autopubblicati, è vero anche che questo accade all’interno delle case editrici, le quali, non di rado, chiedono un contributo economico agli autori per pubblicarne le opere, senza, in alcuni casi, distribuirle e promuoverle adeguatamente. Ma, allo stesso tempo, è possibile riscontrare la condizione contraria. Infatti, come esistono opere riconosciute di valore nell’editoria tradizionale così accade anche nel vasto mondo del Self Publishing.

Un ebook per promuovere l’autopubblicazione

Ed è per questo che l’incontro ha anche la funzione di promuovere la cultura dell’autopubblicazione, partendo principalmente dalle testimonianze dirette di chi l’ha scelta al posto dell’editoria classica.

L’obiettivo finale è anche quello di raccogliere del materiale utile alla creazione di un documento che pubblicheremo in un ebook, in cui evidenziare le ragioni per le quali il Self Publishing sia un fenomeno che non si può ignorare – seppur presenti, attualmente, dei limiti su cui lavorare per superarli – anche per le sue potenziali capacità di creare figure professionali (e di rafforzare quelle esistenti), funzionali a offrire servizi di diverso tipo.

  • Sia dal punto di vista tecnico, per la consulenza sull’uso di piattaforme di autopubblicazione italiane e straniere (come ad esempio Amazon, Smashwords e StreetLib, per citarne alcune) al fine di formattare, strutturare e scegliere la categoria dell’ebook e acquisire l’ISBN;
  • dal punto di vista grafico, per la realizzazione della copertina;
  • dal punto di vista qualitativo del testo come la correzione di bozze e l’editing;
  • dal punto di vista promozionale, per la cura di attività di Social media marketing come l’analisi del mercato e la creazione di contenuti per profili social, siti, blog e piattaforme video, al fine di incrementare le vendite.

 

Un altro importante aspetto riguarda la possibilità di rispondere, con questo documento, in modo ragionato e con dati effettivi, alle varie critiche – con basi deboli perché argomentate sulla scarsa conoscenza del fenomeno – che circolano, soprattutto in rete, attorno al mondo del Self Publishing.

In questo modo, vogliamo contribuire non solo a rafforzare la cultura dell’autopubblicazione ma anche a conferirle credito e valore.

Iscriviti!

Qui puoi riservare il tuo posto e leggere tutte le interviste ai relatori e gli altri dettagli su Self Publishing Quality 2016. Ma puoi prenotarti anche dalla pagina Facebook e seguire gli aggiornamenti sulla pagina Twitter.

Ci vediamo il 17 Giugno a Roma!

 

 

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Dacia Maraini: il racconto dà la vita

 

DACIA MARAINI

“Perché ci piacciono le storie?” Inizia così la descrizione dell’incontro, organizzato da Finestre sul cortile , con la scrittrice Dacia Maraini a Roma, a cui ho avuto il piacere di assistere la settimana scorsa. Quasi sicuramente, parlare dei motivi per cui le storie ci attraggono così tanto (non solo dei libri ma anche dei film, teatrali fino alle cronache giornalistiche, per citarne solo alcune tipologie) ha suscitato, fin da subito, il mio interesse poi aumentato quando ho letto che a parlarne c’era Dacia Maraini, una delle più importanti autrici contemporanee.

Durante l’incontro, non ho smesso neanche un attimo di prendere appunti mentre la scrittrice Carola Susani guidava, preziosamente insieme a Maraini, me e gli altri partecipanti all’evento alla comprensione dell’importanza del racconto nella vita familiare e sociale. E mi sono lasciata trasportare dalla voce dell’attrice Caterina Venturini mentre dava vita alle parole dell’ultimo romanzo di Maraini, La bambina e il sognatore (Rizzoli editore, 2015), in cui attraverso il racconto di una “perdita”, di un’assenza, il protagonista, una voce maschile, esprime con forza un sogno anche se una realtà terribile come la nostra – che, in fondo, lo è sempre stata anche in passato – fa di tutto per distruggerlo. È il desiderio di un figlio. Che non è più solo della donna ma diventa intenso anche nell’uomo. Attenzione però, secondo l’autrice egli non si trova in una condizione facile: “la nostra cultura censura il desiderio di paternità”, come se la spinta a concepire figli fosse solo femminile e, al tempo stesso, una parte del “non detto nella nostra società” riguarda proprio l’aspirazione a diventare padre.

 

Mentre non c’eri…

Se volevi essere all’incontro ma, per un motivo o l’altro, te lo sei perso oppure ti è venuta la curiosità di saperne di più, leggi, se ti va, le righe che seguono. Qui sotto trovi il bellissimo percorso in cui le due scrittrici ci hanno trasportato e alcune informazioni preziose su come può nascere un romanzo (però se, mentre leggi, pensi: “già le sapevo” buon per te! Ma è vero anche che repetita iuvant! :-)).

 

Raccontare per insegnare

“Il libro parte dall’intimo per arrivare al contemporaneo.” Esordisce così Carolina Susani e ci suggerisce, fin da subito, di fare caso ai nomi dei personaggi narrati in La bambina e il sognatore: “sono di tipo quotidiano ma potenti al tempo stesso”. Il protagonista si chiama Nani Sapienza e “racconta la storia di una perdita, di una scomparsa”. In particolare, si tratta di un’indagine su una sparizione e, per questo, il romanzo può identificarsi con il genere del giallo che “attraversa una periferia astratta della provincia italiana, intessuta da una rete di relazioni somigliante a quella di un paese.” Qui Nani Sapienza insegna in una scuola elementare usando il racconto, un metodo evocativo notevole con cui riesce a coinvolgere tutti i bambini, dai più aperti e vivaci ai più riservati e timidi. “In questo romanzo – continua Susani – la scrittrice affronta il tema della paternità ispirandosi alla storia di Pinocchio (scritta da Carlo Collodi nel 1881 e intitolata Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino) dove però la figura materna è assente (l’unico personaggio che può ricordarla è la Fata Turchina ma è quasi un fantasma che appartiene ad un “altro mondo”).

 

Come nascono i personaggi di Dacia Maraini

“Ma perché, Dacia, hai scelto la voce di un uomo e una paternità isolata?” chiede Susani.

“A dire il vero, è il personaggio che bussa alla mia porta. Il mio racconto nasce da lui”

                                          Dacia Maraini

Maraini ci dice anche che quando il personaggio diventa insistente dentro di lei, significa che è lui stesso a voler raccontare la sua storia. Invitata molto spesso nelle scuole elementari e nei licei, ha avuto modo di conoscere giovani maestri che l’hanno colpita per la passione con cui ricoprono un ruolo professionale poco pagato e solitamente riservato alle donne. “Sono del parere che la nostra cultura censuri il desiderio di paternità” e sottolinea che si è ispirata a Geppetto perché desidera fortemente un figlio al punto da costruirlo con le sue mani (lavorando con lo scalpello un busto d’albero per farne un burattino/figlio di legno) e lottare, contro grandi difficoltà, per rendere Pinocchio un vero bambino. Nella storia di Collodi “la tematica della paternità è molto tenera e la fata, l’unica figura femminile, piuttosto che demonizzata – come accade in alcune storie – è, al contrario, descritta come una donna molto dolce.” Ma se ad accompagnare Pinocchio è la voce coscienziosa del Grillo Parlante, un “uccellaccio” dai pensieri cupi segue Nani Sapienza nel tentativo di inquinarne “il suo desiderio puro di paternità”, dice Susani. “L’uccellaccio non è la parte sana del protagonista, lo è, invece, il suo sogno nonostante questa oscura figura gli suggerisca il contrario.” Maraini aggiunge che “la voce dell’“uccellaccio” svolge un ruolo opposto rispetto a quello del coro nella tragedia greca, essendo “l’esatto contrario del buon senso spicciolo”.

Dacia Maraini: 3 consigli utili per scrivere

L’autrice ci ricorda che

“anche se è l’autore a costruire i personaggi, questi ne sanno sempre più di lui e vanno per conto loro”

                                                                                       Dacia Maraini

e anche che l’autore

  • deve sapere che i personaggi non gli appartengono
  • deve mettersi da parte rispetto a loro
  • deve imparare ad essere l’umile

Mentre scrivo non redigo scalette ma seguo i personaggi, sono loro a consigliarmi le azioni e, per questo motivo, non posso conoscere in anticipo la fine dei miei romanzi prima di concluderli.”

 

Leggi per scrivere

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Il Blog degli scrittori – Biblioteca del Rijksmuseum di Amsterdam

 

Susani sottolinea un altro aspetto fondamentale: l’autrice è stata capace di creare i personaggi senza ricorrere a delle forzature ossia senza cercarli ma aspettando che fossero loro a “farsi vivi”, riuscendo così a rispettare la sua vita interiore. Nonostante questo processo creativo si sia sviluppato senza scalette ne particolari strategie, in realtà “questo libro ha una struttura solidissima – continua Susani – e ciò dipende da un fatto: dietro alla stesura del romanzo, c’è una grande quantità di libri letti dalla scrittrice.

“Leggere molti libri permette di andare a pescare

ciò che serve quando serve”

                                                                             Carola Susani

In questa storia si avverte molto la presenza della letteratura ma c’è da dire che se il racconto implica, per sua natura, la presenza di qualcuno che lo ascolti, divenendo così un luogo aperto “dove non c’è solitudine ma relazione comune”, la letteratura a volte è una “cantina”.

 

Racconta ma con stile. Il tuo!

Raccontare una storia attraverso un romanzo significa narrare la ricerca di qualcosa, ed è sempre questo che accade in ogni storia. “Il romanzo – dice Maraini – corrisponde sempre alla ricerca di qualche cosa perché è lineare e ha bisogno di un divenire, di continuità. Quando Nani Sapienza racconta una storia ai bambini, questi si fermano incuriositi e attenti all’ascolto.” Sempre più spesso si sente dire che abbiamo bisogno di storie e se ne sente così tanto parlare che si rischia di perderne il significato ma

“Ascoltare storie è un bisogno come lo è bere o mangiare”

                                                                                               Dacia Maraini

Ancora l’autrice ci dà dei consigli preziosi sull’arte di scrivere e raccontare. Sostiene che contano molto strumenti come stileritmo e voce. Infatti “le storie sono di tutti” ma, ad esempio, durante le gare di narrazione dell’antica Grecia vinceva chi aveva più stile ossia i narratori che raccontavano storie avvalendosi di un personale registro linguistico. “Lo stile – continua Maraini – è l’espressione di uno scrittore, la sua musicalità, per questo sorrido quando aspiranti scrittori mi dicono che hanno il timore che gli venga rubato ciò che scrivono ma non è possibile rubare lo stile!”

 

Ma a che serve il racconto?

Quando leggiamo una storia o quando ne siamo spettatori (al cinema o al teatro, per esempio) stiamo vivendo un’esperienza. Infatti, secondo l’autrice, vivere un’esperienza significa “trarre emozione da qualcosa” e ci ricorda come la memoria sia legata alle emozioni. Ecco perché, in antichità, le storie svolgevano un ruolo preciso: far conoscere ai bambini gli aspetti più difficili e temibili – oltre che terribilidella vita.

“Con il racconto, i bambini potevano conoscere

il male per difendersene”

                                       Dacia Maraini

Può sembrare un’affermazione eccessiva ma “il racconto serve a dare la vita, a salvarla”. In effetti non lo è. Quante possibilità ho di evitare un pericolo che non conosco? E quante se, al contrario, ne sono a conoscenza? L’attività del racconto, soprattutto riguardo ai bambini, è diretta ai sensi e prepara all’ascolto collettivo e al rispetto dell’altro “per questo la guerra trova più terreno dove non c’è cultura né racconto”, sottolinea la scrittrice. E il riferimento alla contemporaneità, nel romanzo di Dacia Maraini, diventa inevitabile, in particolare – interviene Susani- “alla minaccia oscura del terrorismo”. Il protagonista del romanzo, Nani Sapienza, porta con sé il lettore in un percorso di conoscenza e indagine sulla sparizione dei bambini nel mondo. Sviluppa così una forte sensibilità e consapevolezza nei confronti della “brutalità contemporanea riservata ai bambini e alle terribili storie di coloro che vivono nei bordelli.” Ma questo “attraversamento del male”, come lo definisce Susani, dona al lettore forza e speranza perché

“nonostante la conoscenza del male, il desiderio

di paternità rimane puro”

                                             Carola Susani

I bambini dispongono di molti strumenti come la sensibilità, l’intelligenza e la curiosità ma non hanno l’esperienza, per questo chi ne ha – ossia gli adulti – devono raccontargliela tenendo a mente che si tratta di un rapporto di scambio e non unidirezionale, conclude Maraini.

 

Dacia Maraini: scrivere è una disciplina

Una grande scrittrice può avere gli stessi problemi di uno scrittore esordiente. Quali? Ad esempio, i tempi di scrittura. Anche l’autrice ritiene che il mercato editoriale sia pressante verso gli scrittori e gli editori odierni si aspettano che un autore scriva un libro ogni 6 mesi quando, invece, potrebbero volerci 3 anni.

“Scrivo ogni giorno, la scrittura è una disciplina. 

Come il musicista suona ogni giorno, lo scrittore scrive sempre.”

                                                                                  Dacia Maraini

A te la parola!

Questo incontro mi ha lasciato molte cose e ho sentito il desiderio di scriverle per farle conoscere a chi non c’era e a chi è incuriosito dal mondo del racconto. So che è un post molto luuuuuuungo ma non ho voluto tralasciare nulla (o quasi) di quello che ho ascoltato. Spero che la storia che ti ho raccontato abbia lasciato qualcosa anche a te e che, a tua volta, la racconterai ad altri. Spero anche di sentire cosa ne pensi e, se ti va, scrivimelo tra i commenti.

Come sai, un altro modo per far girare questa storia è condividerla a voce ma anche sulla tua pagina Facebook, Twitter o altri social!

Buona vita 🙂

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Copertine ebook e sperimentazioni artistiche

Copertina ebook Il Blog degli scrittori

 

Le immagini a cui ispirarti per la scelta della copertina del tuo libro o ebook, potrebbero provenire dal passato. Ci avevi già pensato? L’idea mi è venuta leggendo un articolo pubblicato su il Venerdì di Repubblica che descrive le illustrazioni dei libri durante la Repubblica di Weimar, negli anni Venti, ricche di colori e forme capaci di esprimere una forte vitalità artistica.  Come suggerisce l’autore dell’articolo, Marco Filoni, questi disegni e collage hanno influito sulla realizzazione e progettazione delle copertine moderne.

 

 

Copertine ebook e libri Il Blog degli scrittori

 

Nuovi linguaggi

Quando penso all’avanguardia artistica tedesca, mi vengono in mente dei nomi apparentemente lontani tra loro. I pittori e fratelli olandesi Van Velde, Samuel Beckett e David Bowie. Che c’entra Bowie? Ok, lo ammetto: lo adoro. Però alt. Guarda che nel mio delirante collegamento – solo apparentemente però – un senso c’è.

 

È la sperimentazione del linguaggio artistico

 

 

Dì la verità, già avevi il ditino pronto per scrivere nei commenti: “ma che blateri?! Questi nomi sono troppo lontaaaaaaani tra loro” e invece 🙂

 

Il linguaggio di Samuel Beckett

Beckett scrisse nel 1948 un saggio sulla pittura d’avanguardia dei fratelli Van Velde, intitolato Pittori dell’impedimento (contenuto in Disiecta, una raccolta di scritti beckettiani curata da R. Cohn e edita in Italia dall’E.G.E.A. nel 1991). Non è il genere di quadri che appenderei in casa, ma ammiro sicuramente l’intenzione dei Van Velde nel realizzarli, raccontata dallo scrittore irlandese nel suo saggio. Il loro è stato un tentativo, affatto facile, di rappresentare una lacuna: la mancanza del rapporto tra soggetto e oggetto e la, conseguente, difficoltà artistica di rappresentare l’oggetto. Questo tentativo si ritrova anche nella poetica beckettiana e porterà, nel 1948, alla nascita di Aspettando Godot, una delle pièce teatrali più importanti di Beckett – e del Novecento – per la sua capacità di esplorare il linguaggio artistico.

 

Visto che l’argomento è vasto – e non posso esaurirlo in un post – ti anticipo che lo approfondirò in un mio saggio sulla poetica beckettiana, a cui sto lavorando da tempo e che uscirà fra non molto. Se l’argomento ti interessa, seguimi nei prossimi mesi!

 

…e quello di Bowie

Lo so. Paragonare Bowie a Beckett?! Ma ci vuole coraggio nella vita, no? E credo che, a suo modo, anche Bowie abbia realizzato un nuovo linguaggio nella musica. Ora, non saprei fare un’analisi del suo percorso musicale – visto che non ho consultato i manuali di storia della musica contemporanea – ma posso basarmi solo sulla mia esperienza personale e, fino ad ora, non ho riscontrato sonorità simili alle sue nei progetti musicali di altri artisti, nati prima di lui. Ad esempio, non saprei identificare un suo precursore e nemmeno qualcuno che indossava vestiti di quel tipo per esibirsi sul palco. Credo sia stato il primo. Ma, ribadisco, questa è la mia personale opinione. Se hai qualche informazione più precisa sul ruolo di Bowie nella musica, scrivila nei commenti così possiamo confrontarci.

 

Provare, provare, provare

Insomma Weimar, i Van Velde, Beckett e Bowie. In fondo non sono così lontani tra loro, anche se gli anni che li distanziano non sono pochi. Mi piacerebbe respirare, oggi, la creatività di quel periodo. A te?

La ricerca, il provare, la non curanza (forse anche troppa per certi versi) dell’opinione dei critici e di quella del pubblico. Non rimaneva che esprimere ciò che l’artista vedeva e che per lui era vitale dire. Ecco, questo accomuna l’avanguardia, i Van Velde, Beckett e Bowie: il coraggio di sperimentare il nuovo perché

 

 

“essere artista è fallire”

                                     cit. Samuel Beckett

 

 

 

Ora, probabilmente già lo sai ma repetita iuvant: la tua copertina sarà il primo mezzo con cui comunicherai il contenuto del tuo libro o del tuo ebook. Ricercala con cura!

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Samuel Beckett, istanti di vita

samuel beckett il blog degli scrittori

La rivoluzione del linguaggio: il suono

Samuel Beckett nasce nel 1906 a Foxrock, un piccolo centro vicino Dublino, in un’agiata famiglia protestante. È stato scrittore, poeta, regista e sceneggiatore teatrale, radiofonico, cinematografico e televisivo ma è conosciuto, soprattutto, per la sua opera teatrale più nota, Aspettando Godot, scritta tra il 1948 e il 1949. Attraverso questa, il genio di Beckett ha attuato una rivoluzione del linguaggio dando vita ad una modalità espressiva in cui il suono delle parole, all’interno delle sue opere, è divenuto preponderante sul loro significato. L’interesse verso il suono assumerà nei testi la forma di una partitura musicale, sarà infatti il ritmo, creato da un insieme ordinato di parole-suoni, a percorrere le sue opere. Nel 1937, Beckett scrive una lettera, ad un corrispondente tedesco (S. Beckett, Lettera tedesca del 1937 in Disiecta, R. Cohn (a cura di), E.G.E.A., Milano,1991, [1949]), evidenziando l’inadeguatezza del linguaggio come strumento di descrizione della realtà e affermando quanto grammatica e stile siano diventate “inattuali come un costume da bagno vittoriano.” Dalla lettera emerge l’intento di creare una “perforazione” del linguaggio, un passaggio o, se si vuole, un ponte in grado di attraversare il velo della superficie con l’obiettivo di far calare le maschere indossate da ciò che viene definito attraverso l’attributo di realtà. Inizialmente, il processo di perforazione può avvenire attraverso un “atteggiamento derisorio nei confronti della parola” in uno schema narrativo in cui la parola stessa è ancora grammatica logica piuttosto che suono fondamentale.

L’essenza della parola

La dedizione all’esplorazione del ritmo della parola, risponde all’esigenza, non solo di descrivere, ma soprattutto di cogliere ed esprimere l’esperienza umana. A tale fine, è necessario utilizzare un linguaggio in cui la parola sia ridotta all’essenziale per lasciare spazio al suono, la sostanza primaria di cui essa si costituisce, e per interrompere il primato della rigida logica sul ritmo. L’attenzione dello scrittore irlandese verso la musicalità ha dunque dato inizio ad un’esplorazione motivata dalla consapevolezza che l’unico modo per esprimere l’indeterminato, è utilizzare un mezzo che non nasce per cercare definizioni logiche e che non sia imbrigliato dalla razionalità della parola in cui un significato deve essere tale e non altrimenti. È, dunque, difficile comprendere un testo di Samuel Beckett.

Il fallimento dell’artista

Se ci si trova davanti ad una sua pièce teatrale, probabilmente la prima reazione è tentare di capire il significato di quelle parole poste insieme e, forse, davanti al “fallimento” (termine centrale della poetica beckettiana) di dare un senso a quelle frasi, solo apparentemente sconnesse, lo spettatore può provare noia o irritabilità fino ad essere tentato di lasciare vuota la sedia del teatro. In realtà, rimanendo fermi davanti ai personaggi beckettiani, dinanzi allo scorrere delle loro vite, si ha la possibilità di vivere la magia che sta avvenendo sul palcoscenico. Per magia non si intendono “astrattismi” o fantasie, piuttosto, si tratta di cogliere la vita interiore dei personaggi (che riflette quella dell’essere umano appartenente al mondo occidentale dopo il ‘900), vere e proprie dinamiche che non hanno niente in comune con certi sentimentalismi o giochi di prestigio.

Fotografare gli istanti

Lo scrittore realizza, attraverso i suoi lavori, una fotografia degli “istanti” vissuti dai suoi personaggi, per citarne alcuni: quelli di sua madre vicina alla morte, quelli di Beckett-figlio che non conosce il motivo per cui si gira verso la finestra della madre, proprio nel momento in cui vede venir giù la tapparella (posta alla finestra della camera in cui lei si trova) che avverte della sua fine. L’autore, definito un “umile genio”, ha tentato costantemente di esprimere la concretezza umana di quei momenti, attraverso immagini che non conducono a concetti piuttosto a sensazioni, o meglio, a percezioni e atmosfere. Egli sembra non dire niente ma al contrario comunica, in modo intenso, utilizzando un insieme essenziale di parole. Queste sono poste in un meticoloso ordine studiato per comporre una partitura musicale che trascina lo spettatore nell’istante del personaggio, in un mondo interiore che spesso è inafferrabile con il pensiero, è questa la magia di Beckett.

Esprimere l’inesprimibile

La scelta di quelle parole, in quella determinata successione, ha questa funzione: raggiungere quei movimenti dell’anima di cui viene percepita l’esistenza ma che il pensiero razionale non può cogliere. Lo spettatore può godere pienamente dei testi beckettiani mentre si trova all’interno di quelle immagini appena evocate, solo accennate, e in cui non vi sono descrizioni ma solo alcune semplici parole capaci di evocare figure potenti. Beckett non aspirava a spiegare un sentimento ma ha offerto (e offre) generosamente, spalancando la porta ai suoni e al silenzio, l’opportunità di “immergersi”con lui in quegli istanti in cui i personaggi vivono una determinata condizione che, spesso, rispecchia quella in cui ognuno di noi, almeno una volta, è venuto a trovarsi.

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17 dicembre 2015 · 22:18

Promuovi il tuo e-book: 4 consigli

Il Blog degli scrittori - Promuovi il tuo e-book: 4 consigli

 

 

La parte più bella è conclusa. L’hai scritto, l’hai revisionato tante e tante volte (vero?) e hai già nostalgia di quando hai iniziato.

Di quando scrivevi fino a tarda notte, mentre la tua dolce metà era già a letto e morivi di invidia perché volevi esserci anche tu in quel caldo e accogliente letto.
Ah no scusa! Questa sono io, in questo momento!
Bene. Dicevamo?

Giusto, il tuo e-book è pronto. Ma qualcuno dovrà sapere che l’hai scritto, no? Se no, perché l’hai fatto?

Si va bene: “si scrive anche per se stessi” ma a parte il narcisismo galoppante – sempre il mio, non ti preoccupare 🙂 – forse ti renderebbe felice sapere che le persone apprezzano la tua opera, che le ha portate a riflettere su un certo argomento, che di conseguenza hanno cambiato qualcosa della loro vita o agito, con azioni grandi o piccole, nella vita di altre persone dando luogo ad una serie di circostanze di piccola, media o grande importanza. Insomma, un vero delirio!

E vorresti rinunciare al delirio di azioni-pensieri-emozioni-cambiamenti-e altre millemilacosecheoranonmivengonoinmente a cui il tuo e-book potrebbe dare inizio?

Maddai.

Quindi, stringendo. Questo e-book s’ha da promuovere. E se l’idea non ti piace, lo capisco. Ma ho una domanda da farti. Hai mai provato a farlo? Non puoi saperlo se non provi, giusto? Se, invece, già lo stai facendo e ti gratifica, sei sulla buona strada.

In ogni caso, 4 suggerimenti per promuovere il tuo e-book te li do volentieri, poi fai tu. Ma non voglio farmi dire che sono pesante iniziando a sottolineare un fatto:

se non agirai in nessun modo, per far conoscere il tuo e-book, perderai l’occasione di farlo apprezzare buttando nel water tutto il lavoro che hai portato avanti con tanto impegno e sacrifici.

Cavolo, sono stata super-pesante. Oramai è scritto, indietro non si torna.

Bene.

Piacere, sono l’e-book di…

 

Ecco i 4 consigli di cui ti parlavo:

Cita le frasi del tuo e-book

Seleziona brevissime parti della tua opera e pubblicale sui social network e sul tuo blog (perché ce l’hai un blog, vero?) ma varia il contenuto in relazione alla piattaforma: in particolare, ogni social network ha una sua specifica identità e funzione comunicativa.

Pubblica stralci di dialogo

Se ci sono dialoghi nel tuo e-book, pubblicane le parti che ti sembrano più significative, più divertenti o emozionanti. Fai tu, nessuno meglio di te ne conosce i contenuti.

Ricrea l’atmosfera del tuo e-book con le immagini

Realizza immagini e video, per ricreare l’atmosfera del tuo e-book (ad esempio, in un romanzo intimista o in un e-book di poesie si respira un’aria diversa da una vicenda di tipo storico-politico) e il contesto in cui si snoda: offrirai al lettore il modo per addentrarsi nell’opera.

Approfondisci

Scrivi, nel tuo blog – perché ce l’hai, vero? mi sa che te l’avevo già chiesto – e sui social network, gli approfondimenti intorno al tema principale affrontato nell’e-book.

Il consiglio più importante

Lascia stare quanto letto fino ad ora, se vuoi, e muoviti come meglio credi. L’importante è che dedichi parte del tuo tempo a far sapere al mondo esterno che il tuo e-book esiste. Non importa, almeno nella fase iniziale, se sia poco, tanto, dilazionato, in pillole o come ti pare, l’importante è iniziare.

Mentre leggi il post, senti sorgere in te il sacro fuoco della promozione? Se è così condividilo!

 

E buona promozione 🙂

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Quanto ami il lavoro che fai?

Il Blog degli scrittori - Quanto ami il lavoro che fai?

 

Quante persone conosci che fanno il lavoro per cui hanno studiato o che le appassiona?

Te lo dico io, poche. Ma, in caso contrario, puoi smentirmi nei commenti eh 🙂

Non mi riferisco a quelle persone che svolgono una professione, mediamente, apprezzabile. Parlo di qualcosa che si ama davvero. Che ti smuove lo stomaco e ti manda in fibrillazione la mente.

So che, detto così, sembra che stia parlando di una qualche sostanza stupefacente. Ma no. La differenza sta nel tempo. Mi spiego – si amore, lo so, sto facendo ancora una volta la “maestrina” ma ci sto lavorando su, sai? – ecco ho perso il filo.

 

Questione di  tempo

Ti dicevo? Ah si, il tempo. Una sostanza chimica impiega pochi minuti per darti adrenalina, sensazioni forti, rilascio delle inibizioni e altro. Ma questo lo sai.

Invece, quanto tempo ci vuole per arrivare a certe sensazioni, a sentire le farfalle nello stomaco e la mente che pulsa di idee da organizzare e di pensieri da concretizzare? Un bel po’ di tempo e di lavoro.

 

…e di limiti

Devi superare i tuoi limiti, i blocchi emotivi, la pigrizia mentale, le scuse. Continuo? Gli ostacoli che ci mettiamo noi e, invece, ci raccontiamo che ce li mettono gli altri (questa era forte, eh?). Mi fermo, se no mi dicono: “eh ma sei pesante!”. Ad ogni modo, ci siamo capiti e l’importante è focalizzare il punto.

Per fare tutto questo, ci vuole molto più di qualche minuto. E, anche se non ho dati alla mano, non credo siano molte le persone che lavorano nell’ambito e nel ruolo che rispecchia in pieno una loro decisione, senza condizionamenti.

Parlo di chi sceglie una certa professione, si prepara (studiando o magari direttamente sul campo) e la fa. Punto.

 

Coltivi quello che ami?

E, allora, mi emoziona sempre conoscere persone che dedicano loro stesse a qualcosa in cui credono. Perché, semplicemente, ci si rivedono. Le fa stare bene. È qualcosa che amano. E ci si dedicano, nonostante il tempo non sia mai abbastanza perché, nel lavoro, si occupano di tutt’altro.

Ecco, ho assistito ad una mostra questo week end. Realizzata da giovani artisti in un centro anziani. Suona un po’ alla Di Pietro: “E che c’azzec?”.
E invece c’entra. Hanno affittato questo spazio in disuso dandogli, per un week end, una funziona nuova.
Lo hanno sistemato, pulito e modificato nell’aspetto.

 

 
Effetti d'arte al Circolo - Il Blog degli Scrittori

 

 

 

Chicche d’arte

Non è che per respirare l’arte bisogna sempre andare al Vittoriano di Roma o in qualche galleria del centro città.

Anzi, sai che ti dico? In posti sconosciuti, puoi trovare certe chicche che non ti aspetti. E magari portarti a casa un quadro che avrai solo tu e nessun altro. Non lo trovi in un negozio, in strada e non lo trovi al centro commerciale. Ce l’hai solo tu. A me, onestamente, questa unicità piace. A te?

Ora, non sono un’esperta d’arte. Sinceramente non conosco le tecniche di pittura, non ne so proprio nulla. Ma quando qualcosa mi affascina e mi da emozione smetto di farmi domande e gioisco di quello che vedo (si, ma mica me metto a cantà a squarciagola 🙂 ).

 

I quadri

E a Roma, nella zona di Porta Furba c’è un Circolo degli anziani. E non ti aspetti che dentro ci siano stati giovani artisti e che abbiano esposto, proprio lì, le loro tele. Belle ed emozionanti. La mostra si chiama Effetti d’arte al Circolo e qui sotto puoi vedere alcuni dei loro lavori.

 

 

Maria Pia Accoto - Effetti d'arte al Circolo - Il Blog degli scrittori

 

 

 

 

Simona Di Felice - Effetti d'arte al Circolo - Il Blog degli scrittori

 

 

 

 

Effetti d'arte al Circolo - Il Blog degli scrittori

 

 

 

Gli artisti

Se te ne piace qualcuno, non mi ammorbare con messaggi del tipo “dove posso trovarli”, “quanto costano” e “come posso contattare l’artista” o altre domande.

Ma che ci sei caduto? Eh sono proprio simpatica, lo so! Ovviamente scrivimi nei commenti, se vuoi saperne di più 🙂

E niente pigrizia: condividi se ti è piaciuto l’articolo!

 

 

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Guarda dov’eri prima e dove sei ora

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Prima di continuare a camminare, guarda dove stai andando.

Ma, soprattutto, ricorda da dove vieni.

Solo dopo puoi decidere dove andare.

Onestamente, a volte, dimentico dov’ero e quasi non mi accorgo di dove sono ora.

Ricordare fa bene 🙂

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Perché le persone cercano sempre nuove esperienze di intrattenimento?

Il Blog degli scrittori - Giochi di luci ad Amsterdam

Il Blog degli scrittori – Giochi di luci ad Amsterdam

 

La risposta è tutt’altro che leggera. Quindi, se sei in cerca di un post scritto tanto per intrattenerti, sei nel luogo sbagliato. Se invece vuoi sapere il perché, seguimi fino alla fine del post.

Si, lo so. Suona minaccioso. Ma in realtà è tutta scena. Mentre scrivo, ho la coperta di Snoopy a farmi compagnia (pensa te!).

 

È noto: marketing e flusso emozionale sono due ambiti inscindibili nella relazione tra brand aziendale e persone.
E il nuovo, l’esperienza, l’intrattenimento e le emozioni ne fanno parte.

Jenkins li ha posti a confronto coniando l’espressione economia affettiva e associando parole come Lovemarks e capitale emozionale.

Non è semplice accettare l’accostamento tra sentimenti, emozioni e vendita di prodotti e contenuti. Ma tant’è che la direzione attuale è, da molto tempo, proprio questa. Anche se le attività di un brand (che sia una persona o un’azienda) sono quotidianamente collaterali e non dirette alla vendita, il fine ultimo di tutte le azioni di marketing, creative e esperenziali, è sempre vendere.

In un commento su Facebook al titolo apparso sulla copertina di Internazionale, uscita questa settimana, un utente ha scritto che “il capitalismo è nato insieme all’uomo” mentre il titolo era La fine del capitalismo è cominciata.

Senza entrare nel merito di chi ha torto o ragione, una cosa è certa. Niente è regalato. C’è sempre uno scambio. Può cambiare ciò che si scambia. E questo non vale solo per il capitalismo. Vale tra le persone.

Un esempio paradossale è il volontariato. Conosco chi ogni settimana fa il giro del quartiere, per portare da mangiare a persone che non hanno niente.
E sai cosa mi dicono le persone che lo fanno?

 

Non è quello che noi diamo a loro ma è ciò che loro danno a noi.”

 

Uno scambio bellissimo. Certo sono 2 mondi opposti – capitalismo e volontariato – ma si tratta sempre di valore che circola. Perché siamo umani e ne abbiamo bisogno.

Poi, c’è il capitalismo estremo, il consumismo e l’illusione che i soldi possano sostituire tutto (anche se certamente fanno comodo, eh).

 

 

Il valore dell’intrattenimento 

Il Blog degli scrittori - Giochi di luci ad Amsterdam

Il Blog degli scrittori – Giochi di luci ad Amsterdam

 

Il cuore del marketing è offrire valore.
Si potrebbe parlare di manipolazione del pensiero e delle emozioni – e alcuni la vedono così – ma sarebbe un modo per semplificare la questione.

E, in fondo, i brands

– che comunicano per guadagnarsi un posto nella vita delle persone
– che aspirano a coinvolgerle razionalmente ed emozionalmente
– che offrono esperienze da vivere (anche se solo attraverso lo schermo di un pc, di uno smartphone o di una tv)

dicevo, i brands non si stanno soprattutto offrendo come mezzi per dare a noi la possibilità di giocare con la realtà e farci sentire, se pur momentaneamente, sollevati dal suo peso?

Sotto un certo punto di vista, conversare con le aziende mettendo in campo opinioni, suggerimenti e sentimenti, permette agli individui di sentirsi parte di un processo creativo in cui al centro si trova l’intrattenimento emozionale.

E l’intrattenimento è come un massaggio della mente.

 

Questa si rilassa, allenta le tensioni e, anche se per pochi istanti, riprende fiato dai pesi della realtà. Dalla fine, inevitabile.
Senza andare a scomodare le maglie dell’esistenzialismo, i brands, visti così, sembrano assolvere ad una specifica funzione (ma non solo a questa però):

allentare quella tensione e quel pensiero sottostante che è la consapevolezza dell’esauribilità dell’esistenza.

Argomento pesante? Ma non puoi dire che non te l’avevo detto, eh. Non vorrai mollare proprio ora? Il bello sta per arrivare!

Possiamo influenzare i brands 

Non sto criticando le aziende, ritenendole come “mostri manipolatori” che inducono ad un’illusoria esistenza infinita. Sto cercando, piuttosto, di andare più a fondo e scendere in una dimensione prettamente umana per fare luce su un aspetto che è, forse, difficilmente misurabile come quello di un’istanza profonda: voler percepire che le cose non finiscono.

Secondo la definizione di Jenkins, l’economia affettiva riguarda

una nuova concezione del marketing, ancora poco nota ma in via di diffusione nel mondo dei media, che interpreta la componente emozionale nelle scelte di consumo come una forza motrice che determina ciò che guardiamo e acquistiamo.”

Il sociologo confronta gli studi della tradizione dei cultural studies e le teorie di marketing associate all’economia affettiva: mentre nel primo caso la ricerca vuole comprendere i desideri del pubblico, in particolare dei fan e cosa questi fanno con i media, nel secondo caso si cerca di dare forma a questi desideri indirizzando le attività di consumo.

Dare forma a questi desideri. Quindi, attenzione. Il bisogno di intrattenimento non è imposto. Siamo noi che lo chiediamo. Che vogliamo ascoltare storie. E siamo sempre noi che vogliamo vivere esperienze. E ancora noi che vogliamo condividerle. E che ricerchiamo sempre più informazioni per approfondire ciò che ci interessa.

 

Gli “uomini di marketing non puntano semplicemente a convincere un consumatore a un singolo acquisto, ma a costruire una relazione di lungo termine con un marchio.”

(Jenkins, Cultura Convergente 2006)

 

I professionisti del marketing investono su ricerche finalizzate a comprendere come trasformare le risorse cognitive, emozionali e sociali del pubblico in attività di consumo. Ma, come avverte Jenkins, è necessario non cadere in esagerate paure verso il consumismo. Piuttosto, è il caso di soffermarsi su ciò che sta accadendo da tempo: il pubblico può partecipare e influenzare le decisioni aziendali (ovviamente l’intensità di tale dinamica è variabile e dipende da molteplici fattori) ma, al tempo stesso, le aziende possono cogliere le istanze collettive e indirizzarle a seconda dei loro obiettivi.

È quindi una relazione a doppio senso in cui gli attori, che ne sono parte, si modificano reciprocamente e in cui i termini, economia affettiva e partecipazione, ne sono le parole chiave per capirne i mutamenti.

Eccoci arrivati alla fine. Spero di averti dato uno spunto per pensare, in modo diverso, alla relazione tra brands e persone. Se così fosse, condividilo!

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Stampa ebook: la carta resiste

“Paris mon amour”, il libro delle fotografie scattate da #JeanClaudeGautrand a Parigi, racconta scorci di vita. Intimi, romantici e di vite fuori dal comune (come quelle di sputafuoco e saltimbanchi).

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Amo il web ma il suono e l’odore delle pagine le trovi solo nei libri di carta.

E no, non credo che la carta sparirà. Me ne convinco ancora di più osservando le parole chiave più ricercate in Google Adwords, riguardo al #selfpublishing: la stampa di ebook, almeno in Italia, è tra gli argomenti più ricercati.

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