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Self publishing solidale: scrivere per i bambini di Michela

I bambini di Michela

 
Ok, lo ammetto. Non sono una fan della religione. Di qualsiasi religione. E non amo neanche dire – anche se poi lo dico – “credo in una mia personale spiritualità ma non nella Chiesa come istituzione.” Discorsi fatti e rifatti, da anni.

È questo il motivo per cui, voglio andare al di là dei vari “ho fede, non ho fede, forse, non lo so”, perché, per fortuna, una certezza ce l’ho: credo nelle persone. Credo in loro quando mettono in campo forza di volontà, determinazione e cuore mentre aspirano a qualcosa. E credo non sia casuale aver deciso di scrivere questo post con il cuore, prima che con la testa. Di voler lasciarmi andare, senza tante sovrastrutture e ossessioni varie per la “virgola”, il “ma”, il “potevo” e il “dovevo”. Ok lo ammetto, un pò di paura c’è. Scrivere a briglia sciolta, mi fa tremare le gambe.

Ma questo è l’unico modo che ho per parlarti di un libricino. Piccolo per il numero di pagine ma immenso per il progetto a cui si lega. È un libro di preghiere. Parla dell’amore verso la vita, le persone e Gesù.

Conosco l’autrice e la rispecchia in pieno: piccolo fuori, immenso dentro. Mi ero ripromessa di non scrivere nulla di troppo personale su di lei, di non fare sviolinate digitali ma devo tradirmi. Per fortuna. L’autrice è una di quelle persone che se incontri per strada è capace di cambiarti l’umore. In meglio, però. Quante volte ti è capitato di incontrare qualcuno e sentire che il tuo umore cambiava, si, ma in peggio?

Ok, mi ero ripromessa anche di parlare solo del libro e del progetto a cui è legato. Ma come faccio a non parlare di chi l’ha scritto? È come descrivere un albero con le sue bellissime foglie e non dire assolutamente nulla del sole che, durante la splendida primavera romana di quest’anno, lo ha nutrito.

 

Il progetto

 
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Un giorno, la incontro per strada. Sempre lei, l’autrice. E mi fa: “Vorrei partire per l’Africa per aiutare i poveri ma non posso. Allora ho scritto un libro.” Bene, Monia – penso ad alta voce – e quindi? (ogni tanto sono rudemente diretta, colpa della mia attitudine alla frenesia).  “E quindi – dice lei – tutto il ricavato andrà ai Bambini di Suor Michela.”

 

Un gesto nobile ma come faccio a sapere se il denaro arriva dove deve arrivare?

 

Ecco la sorpresa – prima di parlare del progetto, voglio fermarmi sulla concretezza della questione: sti soldi, ‘ndo vanno? – sul sito, I bambini di Michela, c’è una sezione in cui si trovano pubblicati i resoconti delle spese e i relativi progetti realizzati, con tanto di foto e video. Tiè! A me e alla mia malafede!

Il progetto principale è sostenere il centro nutrizionale di Goundi in Ciad che ospita i bambini con difficoltà di crescita, causata dalla malnutrizione. Molti sono orfani che, nel migliore dei casi, hanno ancora la nonna. Altri, anche se hanno la mamma, non hanno i mezzi per mangiare ogni giorno.

 

Il latte

Il latte è il nutrimento primario, essenziale per i neonati e i bambini. Si sa. Noi qui andiamo al supermercato o in farmacia e placidamente – mica tanto placidamente però, perché ad esempio il latte in polvere per i neonati costa davvero tanto – e ci portiamo a casa il latte che ci serve. Li non c’è niente. Quello che per noi può essere “banale”, per loro è fondamentale. Ma un’idea precisa non te la fai finché non vedi il video.

“Facciamo il riso tutti i giorni e 3 volte a settimana ci mettiamo la carne, 3 volte a settimana il pesce e 1 volta a settimana l’uovo. È quello congelato perché qui raccogliamo le uova solo nel mese di Maggio e le teniamo in freezer per tutto l’anno. Per dare ai bambini tutti gli elementi nutritivi indispensabili per crescere.”

Dice la Suora, che si occupa del centro nutrizionale, nel video. La carne, il pesce, il riso e il latte li acquista tutti sul luogo. Acquista. Ecco a cosa serve il libro della mia amica Monia. A mettere una goccia in mezzo ad un enorme mare, fatto di persone che sostengono il centro con quello che hanno. Amore, prima di tutto.

 

“Se un uomo sogna da solo, il sogno resta un sogno. Ma quando tanti uomini sognano la stessa cosa, il sogno diventa realtà.”

 

È il motto che leggo nel sito del centro nutrizionale. Ciascuno può contribuire come vuole: partecipando ai progetti esistenti o proponendo altre iniziative. È vero, anche noi abbiamo i nostri problemi. E non sono pochi. Ma ho notato una cosa. Donare anche poco, pochissimo, non solo aiuta l’altro ma aiuta se stessi.

Il mio contributo è raccontare il progetto perché ho deciso di credere a quelle piccole gocce che, insieme, fanno un mare immenso. E questo mi ha riportato a quella concretezza di vita che un pò si rischia di dimenticare, presi come siamo da tante cose.

Provare per credere.

Ecco il libro: Pensieri d’amore, di vita, di verità e di eternità di Monia Bassi.

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Scrivere solidale

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Scrittura solidale. Ne scriverò presto. Anche questa è autopubblicazione.

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