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#SELFPQ16 L’incontro gratuito di formazione sul Self Publishing

 

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Che fai il 17 Giugno? Sì, è un Venerdì. 17. Lo so. Ma io non ci credo alle superstizioni anche se, nell’ordine, faccio tutte queste cose:

  • non passo sotto a una scala, manco se mi punti na pistola alla testa;
  • non attraverso la strada, se prima di me non passa la tizia o il tizio per beccarsi lui/lei la sfiga del gatto nero;
  • non metto il cappello sul letto (perché? Ah non ne ho idea!);
  • i soldi sul letto neanche, ma perché mi fanno orrore per tutti i batteri che portano.

Bene, forse, quest’ultima è l’unica azione sensata che faccio tra tutte quelle elencate fino qui.

Ma non potrei andare subito al sodo e dirti il motivo di tanto girarci intorno? Naaaaaaa! Mi sto divertendo troppo 🙂

Però, hai ragione. Prima o poi dovrò dirtelo, no? E allora senti qua, anzi leggi giù.

Vieni a Roma!

Il 17 Giugno, vieni a Roma. Sì, lo so. È un caos sta città. Non dirlo a me che ci vivo! E ancora lo so, quando entri in un posto – un bar magari – pare che te fanno un favore a darti da bere o da mangiare (eppure stai pagando, cavolo!).

Ma non posso smettere di guardarla. E non mi stanca. Non mi stancano i tramonti, le luci all’alba, i silenzi notturni, i colori del centro, le passeggiate in un altro tempo, il profumo inebriante dei forni la mattina presto.

Insomma, Roma la ami e la odi insieme. Siamo onesti. Però non roviniamoci questo momento, elencando tutto quello che non c’è.

Adesso immagina.

Sei in una delle zone più belle della città. Ah no scusa, d’Italia 🙂 Sei a 10 minuti da Piazza del Popolo, in uno dei luoghi storici più importanti di Roma: Piazza Augusto Imperatore. Precisamente al numero 4.

Penserai “ma questa che dà i numeri? 17, poi 4. Mha!” Sì, ogni tanto mi succede ma non in questo post 😀

Ma cosa c’è il 17 Giugno a Roma, in Piazza Augusto Imperatore, 4?

 

Self Publishing Quality 2016 

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A Self Publishing Quality 2016  non puoi mancare. Perché? Intanto, perché è un incontro gratuito di formazione sul Self Publishing e poi perché 11 autori e professionisti del settore racconteranno:

  • le loro esperienze personali di successo nell’autopubblicazione;
  • le loro attività professionali;
  • le strategie di promozione editoriale;
  • i casi di studio;
  • tanti suggerimenti per migliorare il tuo ebook.

 

La ricerca

La sede è quella della FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l’evento nasce dal lavoro di ricerca condotto sul campo, per 2 anni, da Assunta D’Aquale per la sua tesi di Laurea Specialistica in Comunicazione Digitale e dal mio lavoro di tesi su Self Publishing e Social network per la Laurea Specialistica in Editoria Multimediale, entrambe discusse a La Sapienza di Roma.

Insomma qui si scherza ma quando vogliamo, facciamo i seri anzi le serie 😉

Gli obiettivi di #SELFPQ16

Lo scopo è quello di comprendere il motivo per cui gli scrittori, sia noti che emergenti, scelgono il Self Publishing rinunciando all’intermediazione delle case editrici. Una scelta non proprio “comoda” – e se l’hai fatto, sai di cosa sto parlando – perché implica la concentrazione di una serie di attività in una figura sola: quella dell’autore/autrice.

Sono azioni come la produzione e la promozione editoriale che, solitamente, spettano alle figure professionali che lavorano all’interno delle case editrici. E, spesso, chi scrive deve occuparsi anche di capire come funziona, ad esempio sul piano tecnico, una certa piattaforma e quali attività intraprendere, per incrementare la visibilità del proprio prodotto editoriale. Insomma, un lavoro non da poco!

#SELFPQ16 nasce, quindi, da 3 domande:

  1. Perché alcuni autori scelgono il Self Publishing, al posto della casa editrice?
  2. Quali sono i motivi per cui il fenomeno sta aumentando?
  3. Perché anche gli scrittori affermati usano questa modalità di pubblicazione, contemporaneamente a quella tradizionale?

La qualità nel Self Publishing

Ma c’è un’altra questione di cui parleremo: quali sono i parametri con cui valutare la qualità di un testo autopubblicato? Per questo ci sarà anche Michel Franzoso, fondatore di Extravergine d’autore: la prima vetrina web, per la selezione di ebook autopubblicati di qualità. Difatti, con #SELFPQ16 miriamo anche a fare il punto su questa riflessione molto delicata in cui c’è un dibattito, sempre aperto, dove non mancano critiche – spesso pregiudiziali – verso il Self Publishing. Poiché se è vero che esistono ebook e libri di scarso valore autopubblicati, è vero anche che questo accade all’interno delle case editrici, le quali, non di rado, chiedono un contributo economico agli autori per pubblicarne le opere, senza, in alcuni casi, distribuirle e promuoverle adeguatamente. Ma, allo stesso tempo, è possibile riscontrare la condizione contraria. Infatti, come esistono opere riconosciute di valore nell’editoria tradizionale così accade anche nel vasto mondo del Self Publishing.

Un ebook per promuovere l’autopubblicazione

Ed è per questo che l’incontro ha anche la funzione di promuovere la cultura dell’autopubblicazione, partendo principalmente dalle testimonianze dirette di chi l’ha scelta al posto dell’editoria classica.

L’obiettivo finale è anche quello di raccogliere del materiale utile alla creazione di un documento che pubblicheremo in un ebook, in cui evidenziare le ragioni per le quali il Self Publishing sia un fenomeno che non si può ignorare – seppur presenti, attualmente, dei limiti su cui lavorare per superarli – anche per le sue potenziali capacità di creare figure professionali (e di rafforzare quelle esistenti), funzionali a offrire servizi di diverso tipo.

  • Sia dal punto di vista tecnico, per la consulenza sull’uso di piattaforme di autopubblicazione italiane e straniere (come ad esempio Amazon, Smashwords e StreetLib, per citarne alcune) al fine di formattare, strutturare e scegliere la categoria dell’ebook e acquisire l’ISBN;
  • dal punto di vista grafico, per la realizzazione della copertina;
  • dal punto di vista qualitativo del testo come la correzione di bozze e l’editing;
  • dal punto di vista promozionale, per la cura di attività di Social media marketing come l’analisi del mercato e la creazione di contenuti per profili social, siti, blog e piattaforme video, al fine di incrementare le vendite.

 

Un altro importante aspetto riguarda la possibilità di rispondere, con questo documento, in modo ragionato e con dati effettivi, alle varie critiche – con basi deboli perché argomentate sulla scarsa conoscenza del fenomeno – che circolano, soprattutto in rete, attorno al mondo del Self Publishing.

In questo modo, vogliamo contribuire non solo a rafforzare la cultura dell’autopubblicazione ma anche a conferirle credito e valore.

Iscriviti!

Qui puoi riservare il tuo posto e leggere tutte le interviste ai relatori e gli altri dettagli su Self Publishing Quality 2016. Ma puoi prenotarti anche dalla pagina Facebook e seguire gli aggiornamenti sulla pagina Twitter.

Ci vediamo il 17 Giugno a Roma!

 

 

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Promuovi il tuo e-book: 4 consigli

Il Blog degli scrittori - Promuovi il tuo e-book: 4 consigli

 

 

La parte più bella è conclusa. L’hai scritto, l’hai revisionato tante e tante volte (vero?) e hai già nostalgia di quando hai iniziato.

Di quando scrivevi fino a tarda notte, mentre la tua dolce metà era già a letto e morivi di invidia perché volevi esserci anche tu in quel caldo e accogliente letto.
Ah no scusa! Questa sono io, in questo momento!
Bene. Dicevamo?

Giusto, il tuo e-book è pronto. Ma qualcuno dovrà sapere che l’hai scritto, no? Se no, perché l’hai fatto?

Si va bene: “si scrive anche per se stessi” ma a parte il narcisismo galoppante – sempre il mio, non ti preoccupare 🙂 – forse ti renderebbe felice sapere che le persone apprezzano la tua opera, che le ha portate a riflettere su un certo argomento, che di conseguenza hanno cambiato qualcosa della loro vita o agito, con azioni grandi o piccole, nella vita di altre persone dando luogo ad una serie di circostanze di piccola, media o grande importanza. Insomma, un vero delirio!

E vorresti rinunciare al delirio di azioni-pensieri-emozioni-cambiamenti-e altre millemilacosecheoranonmivengonoinmente a cui il tuo e-book potrebbe dare inizio?

Maddai.

Quindi, stringendo. Questo e-book s’ha da promuovere. E se l’idea non ti piace, lo capisco. Ma ho una domanda da farti. Hai mai provato a farlo? Non puoi saperlo se non provi, giusto? Se, invece, già lo stai facendo e ti gratifica, sei sulla buona strada.

In ogni caso, 4 suggerimenti per promuovere il tuo e-book te li do volentieri, poi fai tu. Ma non voglio farmi dire che sono pesante iniziando a sottolineare un fatto:

se non agirai in nessun modo, per far conoscere il tuo e-book, perderai l’occasione di farlo apprezzare buttando nel water tutto il lavoro che hai portato avanti con tanto impegno e sacrifici.

Cavolo, sono stata super-pesante. Oramai è scritto, indietro non si torna.

Bene.

Piacere, sono l’e-book di…

 

Ecco i 4 consigli di cui ti parlavo:

Cita le frasi del tuo e-book

Seleziona brevissime parti della tua opera e pubblicale sui social network e sul tuo blog (perché ce l’hai un blog, vero?) ma varia il contenuto in relazione alla piattaforma: in particolare, ogni social network ha una sua specifica identità e funzione comunicativa.

Pubblica stralci di dialogo

Se ci sono dialoghi nel tuo e-book, pubblicane le parti che ti sembrano più significative, più divertenti o emozionanti. Fai tu, nessuno meglio di te ne conosce i contenuti.

Ricrea l’atmosfera del tuo e-book con le immagini

Realizza immagini e video, per ricreare l’atmosfera del tuo e-book (ad esempio, in un romanzo intimista o in un e-book di poesie si respira un’aria diversa da una vicenda di tipo storico-politico) e il contesto in cui si snoda: offrirai al lettore il modo per addentrarsi nell’opera.

Approfondisci

Scrivi, nel tuo blog – perché ce l’hai, vero? mi sa che te l’avevo già chiesto – e sui social network, gli approfondimenti intorno al tema principale affrontato nell’e-book.

Il consiglio più importante

Lascia stare quanto letto fino ad ora, se vuoi, e muoviti come meglio credi. L’importante è che dedichi parte del tuo tempo a far sapere al mondo esterno che il tuo e-book esiste. Non importa, almeno nella fase iniziale, se sia poco, tanto, dilazionato, in pillole o come ti pare, l’importante è iniziare.

Mentre leggi il post, senti sorgere in te il sacro fuoco della promozione? Se è così condividilo!

 

E buona promozione 🙂

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Self publishing: il successo arriva con i fan?

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Non ci sono formule per il successo nel Self publishing ma ci sono dei tratti che accomunano casi di successo in rete, dall’ebook al cinema: il primo è un grande seguito di fan.

 

La formula del successo nel Self publishing non esiste. Ma esistono delle caratteristiche che agevolano il successo di un ebook autopubblicato.

La più importante è questa:

l’intensità della relazione tra autore indipendente e lettori.

Non voglio sbilanciarmi troppo e dire che “pochi ma buoni” contano più del numero. Ma il consolidarsi di un rapporto di qualità con i lettori, permette di mantenere nel tempo una relazione duratura aumentando le possibilità di rendere visibile l’ebook autopubblicato.

L’esistenza di un legame forte con gli utenti può essere determinante, in termini di vendite, non solo dopo la pubblicazione dell’e-book ma anche prima della sua nascita ossia durante il processo di creazione: è qui che si possono rendere partecipi i lettori e ampliarne il coinvolgimento attraverso l’interazione.

La seconda caratteristica è il genere:

il fantasy, il paranormale e il mistero suscitano molto interesse, in una certa parte di lettori, al punto da amplificare la divulgazione dell’ebook autopubblicato.

 

I fan generano INdipendenza

L’esistenza di un rapporto forte con i fan permette, a chi si autopubblica, non solo di non ricorrere alla casa editrice ma di diventare, per questa, un riferimento avviando un processo opposto a quello esistente prima della nascita delle piattaforme di Self publishing.

Granieri in un noto articolo sul Self pubblishing, commenta questo scenario così:

“Gli editori, dal canto loro, osservano l’evidenza di un paradosso che diventerà sempre più lampante man mano che si consumerà la transizione al digitale e che le vendite di carta perderanno significato. Per vendere bene serve un buon libro, come accadeva spesso anche prima. Tuttavia, per far vendere il libro è necessario che i lettori lo conoscano, che esca dall’oscurità. E perché questo accada, si sta scoprendo giorno dopo giorno, è sempre più necessario che l’autore si metta in gioco, che costruisca la sua platform online, che abbia un seguito sui blog e sui social network.”

Non è un obbligo ovviamente ma una possibilità. Esporsi in prima persona e relazionarsi direttamente con i lettori, attraverso i social media come social network, blog, siti internet e forum è un’opportunità che richiede lavoro, costanza e attitudine. E non tutti gli scrittori indipendenti sentono di volersi esporre e, come scrivo qui, è comprensibile.

Volere o no, la realtà è che ci sono almeno 2 motivi per usare i social media nel Self publishing:

– per raggiungere i potenziali lettori e aumentare le vendite

– perché gli editori cercano scrittori con un ampio seguito di lettori

 

Il successo è nel genere?

I numeri sembrano dire di si.
Riguardo all’interesse dell’audience nei confronti di narrazioni con contenuti finzionali, si è discusso molto del caso riguardante la giovane scrittrice americana Amanda Hocking. Vicino al suo nome si associano dati come:

– 2010: anno in cui l’autrice autopubblicò, nel mese di Aprile, il suo primo libro sulle piattaforme di Self publishing Amazon e Smashwords.

– 9: il numero iniziale delle copie vendute, giornalmente, del romanzo My Blood Approves che narra storie di vampiri nella città di Minneapolis

– 264: numero delle copie vendute, nel mese di Maggio, relativo ad altri due romanzi autopubblicati, Fate e Flutter.

– Oltre 4mila: il numero di vendite raggiunto nel mese di Giugno.
– 6mila: i dollari guadagnati nel mese di Luglio, con l’autopubblicazione del romanzo Switched.

Ma il numero che colpisce di più riguarda l’anno successivo: nel 2011, l’autrice vende oltre 100mila libri al mese.

Un dato che prova il notevole interesse di molti lettori (probabilmente in buona parte adolescenti) verso i romanzi che narrano storie fantasy, vicine al genere del paranormale.

 

La rete aiuta le produzioni indipendenti

Ma il successo dell’incontro tra rete internet, produzioni indipendenti e narrazioni fantasy/paranormal risale a molto tempo fa.

Già con Guerre Stellari nel 1999 – siamo nel campo della fantascienza, non molto lontano dalla pseudorealtà – internet fu il principale mezzo di circolazione della storia tra quelle persone che sarebbero diventate i fan della saga di Lucas. E questo prima che il film venne girato. Non solo, anche il falso documentario horror The Blair Witch Project dello stesso anno, nato da una piccola produzione indipendente, ha fatto di internet il primo strumento con cui insediarsi nella mente degli spettatori.

Soprattutto in quest’ultimo caso, ci sono delle assonanze (se pur con delle differenze evidenti riguardo alla notorietà e alle vendite) con i romanzi autopubblicati da Amanda Hocking. Eccole:

– entrambi nascono lontano dalle produzioni mainstream

– entrambi emergono attraverso la risonanza data dalle persone in rete

– entrambi narrano di storie oltre il reale, con i generi paranormale e fantasy

L’interesse verso tali modalità narrative non è nuovo – sia tra i lettori del libro cartaceo che tra gli spettatori dello schermo cinematografico – e gli autori indipendenti, che trattano di questi generi, possono intercettare un ampio numero di utenti e soddisfarne le esigenze di narrazione, senza necessariamente ricorrere all’intermediazione di un attore sociale ed economico come una casa editrice.

Ci tengo a ribadirlo, a costo di diventare noiosa: come ho scritto qui, non credo assolutamente che le case editrici debbano sparire e perdersi per sempre in uno spazio temporale non identificabile.

 

Cosa conta di più?

Anche se i romanzi del genere fantasy e paranormale aiutano di molto il successo di un ebook,

il coinvolgimento, la relazione con i lettori e la loro partecipazione

sono, probabilmente, gli aspetti che più degli altri contribuiscono notevolmente al successo di un e-book nel Self publishing.

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Self publishing: Amazon al Salone del Libro Torino

Salone del libro Torino - Il Blog degli scrittori Amazon KDP

Salone del libro Torino – Il Blog degli scrittori Amazon KDP

Nel post precedente presa da un senso di sano (o insano, dipende dai punti di vista) egocentrismo, ho deciso di parlarti delle mie impressioni – sui due eventi che ho seguito al Salone del Libro di Torino – prima di riportare il dettaglio delle conversazioni tra gli ospiti.

Qui ti riporto pari pari quello che ho scritto nel mio taccuino sull’evento che mi interessava di più: Avanti chi scrive, tu sarai il prossimo di Amazon KDP.

Gli ospiti

Mia Ceran, moderatrice dell’evento, ha presentato i tre scrittori che hanno autopubblicato i loro romanzi con Amazon KDP e li ha definiti così:

“Persone che facevano altro nella vita, oggi sono scrittori di successo.”

Si tratta di: Giulia Beyman, Riccardo Bruni e Massimo Volta.
Sulla scrittrice Giulia Beyman dice subito: “L’ebook più venduto su Amazon nel 2014 è stato il suo: Prima di dire addio (Nora Cooper Misteryes).” Questo te l’avevo già detto (nel post a cui mi riferivo sopra). Ma senti cosa ha aggiunto Mia Ceran:

“Giulia Beyman ha fatto diversi lavori nella vita ma oggi è una scrittrice a tempo pieno.”

Credo possa farti piacere saperlo – a me l’ha fatto – ma meglio rimanere con i piedi per terra. Non è che domani mattina vai dal capo e gli dici “Ciaooooone!” perché t’ho detto sta cosa. Kafka è diventato famoso dopo la sua morte (anche perché da vivo non voleva divulgare le sue opere), fa un po’ te!

Ma andiamo con ordine. Le persone presenti all’evento, oltre agli scrittori, erano:

– Giulia Poli, responsabile di Kindle Content per l’Italia

– Alessandro Giuffré: responsabile del servizio di stampa CreateSpace di Amazon, per Italia e Spagna.

Quando definirsi scrittori?

Mia Ceran si rivolge ai 3 autori indipendenti: “Quando avete capito di essere scrittori?”

Giulia Beyman: “A 20 anni pensavo fosse presuntuoso definirmi scrittrice. Con Amazon ho avuto una grande opportunità. Immaginavo le potenziali vite dei miei personaggi. Oggi sono scrittrice a tempo pieno.”
Riccardo Bruni, autore di Il leone e la rosa: “Ho iniziato e semplicemente non ho più smesso. Sono arrivato ad Amazon KDP e ho potuto definirmi scrittore.”
Massimo Volta, autore di La superficie dell’acqua: “Fin da bambino vedevo mio padre scrivere. Per me è terapeutico.”

Alessandro Giuffré interviene e aggiunge:

 “in Italia si scrive tanto e si legge poco ma noi crediamo che qui ci siano i lettori del futuro.”

Ai commenti (negativi soprattutto) rispondo o no?

Mia Ceran chiede agli scrittori come si comportano quando ricevono i commenti dei lettori, soprattutto davanti a quelli negativi.

Massimo Volta risponde che i commenti al suo libro sono positivi ma “ce ne sono due negativi e mi stupisce che non siano stati motivati, al contrario di quelli positivi.” Stupore che condivido. C’è bisogno di una motivazione argomentata per poter rispondere. Altrimenti ha poco senso. Come si può avere un confronto con chi offende?

Solo una digressione su questo: c’è un post di Alessandra Farabegoli che mi ha colpito positivamente perché è nato proprio dal commento negativo di un utente (fortunatamente non era offensivo) ad un altro suo post. Questo, per me, è un buon esempio di comunicazione.

Torniamo agli scrittori. Riccardo Bruni ha risposto che “non è facile comprendere i feedback dei lettori. Credo che il loro apprezzamento per il mio libro nasca dalla percezione che, nonostante sia ambientato nel ‘500, colga i cambiamenti di oggi sul linguaggio.”

Questo libro non s’ha da pubblicare: il no delle case editrici 

Self publishing e rifiuto di pubblicazione da parte delle case editrici vanno a braccetto, anche se non sempre. Non tutti i selfpublisher (non mi fa impazzire come termine ma è più immediato dell’espressione “scrittori autopubblicati”) hanno scelto l’indipendenza a seguito di un no delle case editrici. (Non ho dati numerici su questo ma ho potuto percepirlo leggendo le esperienze degli scrittori in rete. Ovviamente se hai suggerimenti e dati in merito, scrivili nei commenti.)

Mi ha colpito molto l’esperienza di Massimo Volta:

“Portai il mio libro ad un’agenzia letteraria che mi spinse a pubblicarlo con Amazon KDP. Inviavo il mio romanzo alle case editrici ma si mostravano scettiche perché lo definivano “tutt’altro che consolatorio, triste e depressivo”. Dicevano che dovevo scrivere in modo più leggero: “alla Moccia”. Ma non ho voluto cambiare niente ed è andata bene.”

Hai capito Massimo Volta. Coraggioso. Ma anche chi decide di cambiare il suo libro, in base alle richieste della casa editrice, credo sia altrettanto coraggioso. Perché si tratta di stravolgere se stessi. Questo per dire che dipende sempre da cosa si cerca, come scrittore e come persona. A ciascuno le sue scelte.

Le domande del pubblico

Salone del libro - Il Blog degli scrittori Book to the future

Questa che segue non è una domanda ma LA domanda:

“Perché grandina a Maggio dopo che ho appena steso i panni?”
Ah no scusa. Pensavo ad alta voce.

Ecco la vera domanda:

“Come si fa ad uscire dall’ombra?”

Ma la risposta di Massimo Volta è strepitosa: “Non ne ho idea!”
E subito mi è apparsa l’immagine della Sora Lella: “Ah! Annamo bene! Annamo proprio bene!” Ma, per fortuna, Volta aggiunge: “Il mio libro è piaciuto ai lettori e per pigrizia personale non l’ho neanche sponsorizzato!”

E questa risposta ha il suo perché. Primo: è una risposta onesta. E questo ci piace – vabbè piace a me ma perché tu disdegni? –  e poi perché dimostra che raggiungere i lettori senza promuoversi – o autopromuoversi – si può.

Ma la mia idea rimane: hai scritto un libro? Fallo sapere ai possibili lettori. Per un semplice motivo: qualcuno che scrive come te (o meglio, o peggio) forse si sta adoperando “massicciamente” (detto terra terra) a dargli visibilità. E tu?

Credo un’altra cosa però: niente forzature, soprattutto in rete. Mi spiego: la tua natura è scrivere e non promuovere? Scrivi e basta. Capisco gli scrittori che dicono: “Scrivo. Mica sono un promoter.” Lo rispetto ma se non vuoi farlo, affida la promozione ad altri.

Promozione può sembrare un po’ vago come termine. Mettiamola così:

“mira alle persone potenzialmente interessate ai contenuti del tuo libro.”

Poi oh, magari il tuo è un bel libro e i lettori se lo leggono senza neanche un minimo di promozione. A quel punto, chapeau.

Giulia Beyman ha risposto che “non c’è una chiave precisa o una formula. Bisognerebbe cercare di essere presenti in modo fluido.”

Questa è una risposta che comprendo in base all’andamento della mia giornata (si sono abbastanza lunatica, c’entrerà che sono del segno del Cancro?). Sono serena? Il termine fluidità mi è chiaro e cristallino. Se invece me so svegliata dal lato sbagliato del letto – a Roma si dice in un altro modo ma te lo risparmio – allora mi dico: “fluidità, cioè? Un po’ vaga questa risposta, mha!”

Contestualizzando direi che essere fluidi implica non irrigidirsi in schemi personali e di scrittura, non aver paura di utilizzare strumenti nuovi di pubblicazione e avere il coraggio di esporsi. Forse voleva dire questo.

“Ma forse la chiave c’e'” dicono Giulia Poli e Alessandro Giuffré.

“È Il lettore. Lui da visibilità al vostro libro.”

E aggiungono: “lo scrittore può usare i social network e il blog ma non esiste un “trucco”. Ciò che conta, più dei like su facebook, sono le stelline su Amazon. Qui il libro ha vita lunga, non come in libreria che dopo tre mesi non si vede più. Poi, le possibilità aumentano se lo scrittore pubblica sia in digitale che in cartaceo. Se ad esempio, usate l’esclusiva di Amazon per 90 giorni e mettete l’ebook gratuito per 5 giorni potete raggiungere più lettori perché inseriamo il libro nel Kindle Unlimited.”

Mia Ceran chiede agli scrittori di chiudere l’evento con delle parole di incoraggiamento:

– Di scrivere non se ne può fare a meno (Bruni)

– State tranquilli riguardo ai dubbi sulle capacità tecniche, per l’autopubblicazione sulla piattaforma: è molto semplice! (Beyman)

– Questo è un bel momento per pubblicare perché le barriere si sono abbassate: ciò che conta sono i contenuti (Volta)

Spero ti sia stato utile leggere le conversazioni dell’evento di Amazon KDP al Salone del libro di Torino, se è così ne sono felice!

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Autopromuovere il proprio libro con i social networks: non solo Facebook e Twitter

Sento di dover iniziare questo post ringraziando l’autore di un articolo intitolato e se un giorno twitter e facebook diventassero obsoleti  e pubblicato recentemente su ninjamarketing (sito che si rivela spesso utile per arricchire la propria conoscenza in ambito di marketing). Volevo scrivere un articolo utile e interessante per coloro che intendono promuovere il proprio libro attraverso i social networks più noti come Facebook, Twitter, Google plus, Linkedin e attraverso piattaforme di condivisione come YouTube ma, girando in rete, si trovano molti post che trattano di questo argomento. Il mio sarebbe stato l’ennesimo articolo che ripeteva quello che già altri avevano scritto. Ho pensato, allora, di avventurarmi in spiegazioni tecniche su come usare Facebook, Twitter o altri social networks ma questo non mi ha rassicurata poiché le impostazioni possono cambiare, e in breve tempo, fino a rendere vano lo sforzo di scriverne. Niente di nuovo, dunque, pensavo. Ma non era così.

Cosa dire di nuovo sui social networks
E` proprio sul cambiamento che è il caso di soffermarsi. Cosa dire, di nuovo, sull’uso dei social network come strumento di promozione? La risposta l’ho trovata nell’articolo segnalato all’inizio e scritto da Francesco Turturiello: i più famosi e attuali social networks potrebbero essere sorclassati da altre piattaforme sociali, entro qualche anno. La novità non sta tanto nel fatto che, prima o dopo, questo potrebbe accadere ma nella velocità con cui questo può avvenire. Tale dinamica può apparire ovvia ma va tenuta bene a mente per evitare di rimetterci, soprattutto in ambito professionale. L’autore dell’articolo evidenzia due termini: cambiamento e aggiornamento. Ciò significa che chi scrive un libro (ma il riferimento è a chiunque decida di utilizzare i social networks per promuovere qualsiasi cosa o anche solo se stessi), e decide di promuoverlo da se, non solo deve imparare ad usare gli strumenti sociali più noti ma deve tenersi costantemente aggiornato sulla conoscenza di nuovi mezzi tecnologici ad uso sociale.

 

Alcuni dati sul futuro dei social networks
A tale proposito, un dato interessante viene dalla ricerca condotta da Global Index Italia, segnalata in un articolo pubblicato sul sito de Il sole 24 ore, che rivela come il 45% degli utenti, aderenti ai social networks, non utilizza le piattaforme sociali più conosciute. Su Primaonline è stato pubblicato, di recente, un articolo che riporta le previsioni elaborate dalla rivista americana Forbes, che tratta di economia e finanza, circa il futuro dei social networks. Nello specifico, si cerca di comprendere se Facebook si troverà nella stessa condizione di Myspace che, in breve tempo, è passata da una notevole fama al quasi completo oblio. I dati, si legge nell’articolo, confermati da David Ebersman, cfo (chief financial officer ossia colui che si occupa dell’attività finanziaria di un’azienda) di Facebook, rivelano che gli adolescenti (si tratta soprattutto di statunitensi) hanno diminuito il tempo medio di permanenza su Facebook e, elemento da non sottovalutare, la loro presenza continuerà a calare.

 

I social networks di nicchia
Altro fenomeno interessante, e che potrebbe mettere in difficoltà i social networks maggiormente diffusi,  è lo sviluppo di piattaforme sociali di nicchia. La loro diffusione, pari alla popolarità di social network generalisti come Facebook, sembra ancora lontana ma credo sia il caso di spendere alcune parole per capire il fenomeno e come questo può tornare utile a chi intende promuovere il proprio libro. Innanzitutto, c’è da sottolineare che il termine nicchia sta diventando sempre più importante poiché le ricerche degli utenti su internet (e non solo) sono orientate a specifiche richieste che, si aspettano, vengano soddisfatte. In ambito letterario, è interessante notare che, ad oggi, non si trovano social networks specifici su determinati generi come, ad esempio, il giallo o il fantasy ma esistono contenitori sociali che sono, a mio parere, un incontro tra la “nicchia” e il generalista.

 

Social networks di libri: Anobii, Zazie, Goodreaders
Mi riferisco a quei social networks relativi ai libri come aNobii, che troviamo tra i più conosciuti (se non il più noto) attraverso cui l’utente può creare la propria libreria, confrontarsi con altri utenti sulla scelta del prossimo libro da leggere e condividere, tramite Facebook e Twitter, le recensioni sulle proprie letture di interesse. Ultimamente si sente parlare molto, in rete, dell’italiana Zazie. Qui si trova, oltre alle funzioni di creazione della propria libreria e di condivisione della stessa, una sezione dedicata alle passioni ossia, come si legge dalla pagina informativa della stessa piatttaforma, si possono archiviare e cercare i libri letti per stati d’animo. Non avendola testata, non posso dire se possa rendere le mie ricerche più piacevoli e utili ma mi sembra interessante come possibilità di valore aggiunto alla piattaforma. Riguardo ai contenitori sociali di libri, la recente nascita di Goodreads  ha dato luogo alla contrapposizione aNobii/Goodreads. Si perché, dando un’occhiata ai forum, emerge che gli utenti lamentano la mancanza di aggiornamento di aNobii, nel senso che rimane poco scorrevole da utilizzare (e quindi in termini di usabilità non è tra le piattaforme più agevoli), d’altro canto di Goodreaders si manifesta lo scarso numero di libri in lingua italiana. Può essere utile sapere che gli utenti possono importare la propria libreria virtuale da una piattaforma all’altra (questo vale sicuramente per Zazie e Goodreaders.)

 

Quale direzione per chi si autopromuove
A fronte di questo, è possibile ipotizzare (e sperare) la nascita di social networks di nicchia in ambiti letterari specifici e, dunque, contenitori di utenti interessati ad un determinato genere letterario: questo agevolerebbe notevolmente il lavoro degli scrittori intenzionati ad autopromuoversi. Probabilmente questa è la direzione ma, come anticipato, sembra che ci vorrà del tempo (al momento non è possibile quantificarlo) prima che queste piattaforme diventino note quanto Facebook e Twitter.

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