Chanel. E chi sennò?

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Stazione Termini, Roma. Inizio a guardarmi intorno: è primavera ma il bianco e nero sono ovunque. In tutte le vetrine. Penso al film su Coco Chanel. Con quell’attrice francese. Graziosissima in Il favoloso mondo di Amelie. E straordinariamente elegante in Coco avant Chanel. È Audrey Tautou. Mentre cammino, mi dico: il bianco e nero accostati saranno anche tradizionali al limite del banale (ma chi l’ha detto poi?) ma

″Chanel rappresenta la forza dell’intelligenza femminile″ 

che fa leva su di se, per realizzare i suoi sogni. Chanel è: eleganza, determinazione, capacità, desiderio di emergere, provare e riprovare. E mentre cammino in mezzo ad un fiume di persone che distrattamente mi urtano e qualche volta chiedono scusa, ancora mi chiedo:

“Che tipo di donna voglio essere?”

Mi rispondo: mi piace Chanel. Ma non ho nulla di lei. Penso alle sue foto, in bianco e nero anche quelle, e mi dico:

  • non riesco nemmeno a stare dritta con le spalle
  • non ho un’eleganza innata come la sua
  • quando sono stanca inizio a straparlare in romano, con una cadenza che farebbe paura anche a chi lo è da 10 generazioni

Allora inizio a camminare stando dritta con la schiena. E continuo con quell’immagine nella testa. Le sue eleganti spalle a trapezio, quella collana di perle che esprime, si eleganza, ma anche la forza dell’intelligenza. Del sapere bene cosa si sta facendo e di sapere di stare facendo bene. In quell’istante in cui provo ad immaginare se almeno un centimetro dell’unghia del mio mignolo sinistro possa avvicinarsi a lei, alla sua eleganza, un signore mi chiama più volte da dietro: “Scusa!” ma io col cavolo che mi giro “sarà il solito esaltato” penso. E di nuovo “Scusa!” ok mi giro “forse ha bisogno di un’informazione”. E mi dice:

“Nella semplicità è la più elegante”

Gli rispondo “grazie”. Ma spaventata vado via a passo svelto mentre cerco di rassicurarmi dicendomi: “Pensavo a Chanel, alla sua eleganza, e un tizio, mai visto prima, viene a dirmi una frase così. Cioè questo mi ha fermata, apposta, per dirmi che “nella semplicità è la più elegante”??? Ma chi? Chanel? Io? Non poteva mica sapere cosa mi passasse per la testa in quel momento.

I nostri pensieri possono dare forma al nostro corpo?

Forse in quell’istante ero talmente concentrata su quel pensiero e sull’immagine di una donna di tale e raffinata intelligenza che il mio fisico, in quel momento, deve aver assunto una qualche forma di eleganza che, magari (e magari dico), si notava tra tante persone.

Ma non sarà che

A 2 giorni dalla discussione della mia tesi di laurea su i Social network sites e il Self publishing e dopo 1 mese in cui ho invertito la notte con il giorno, per finire di scriverla, la mia mente potrebbe tranquillamente aver fatto crack?

Molto possibile.

Mentre pensavo a Coco Chanel e, contemporaneamente, mi chiedevo in modo ossessivo se il vestito che avevo comprato per la mia discussione di laurea, un semplice ed elegante tailleur abbinato ad una semplice ed elegante camicia bianca con un altrettanto semplice ballerina nera, fosse adatto,  mi appare davanti questo tizio che con una frase risolve tutti i miei dubbi.

Ok: me lo sono immaginato? È stata la mia fantasia? Forse molto più sana del pensiero ossessivo che avevo in quel momento. Della serie: mi creo l’immagine di un tizio estraneo che, da fuori, viene a rassicurarmi e a dirmi: “guarda, sei la più elegante. Vai benissimo così!” Insomma, non mi bastava il parere di mio marito e delle persone che mi vogliono bene? Evidentemente no. Avevo bisogno del parere di uno sconosciuto. Anche perché, parliamoci chiaro, la tesi di laurea e il modo in cui la esponi mica la giudicano i tuoi amici e parenti ma una commissione accademica fatta di persone che di te non sanno molto.

Destini incrociati

La terza possibilità è che sia stato tutto un caso. In quel momento, io e quel tizio ci siamo incrociati. Punto. Lui ha detto la sua frase: “nella semplicità è la più elegante” e io c’ho scritto sopra un post!

Ad ognuno la sua interpretazione.

Ad ogni modo, è grazie ad uno sconosciuto se mi sono calmata (ahimè!). Mi chiedevo, in modo ossessivo, se il mio tailleur andasse bene mentre guardavo le mie colleghe dell’università, alcuni giorni prima, muoversi con ambita – ambita da me, ovviamente – nonchalance su tacchi alti, abbinati ad eleganti calze nere velate.

Più tardi lessi la storia di Coco Chanel, capii il significato del tailleur e i dubbi assunsero la stessa consistenza  della nuvoletta di Rubicchio durante i suoi viaggi del tempo.

Puff!

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